Cantonali 2023
Vincitori e vinti, il commento dei quotidiani
Redazione
04.04.2023 07:43

Foto: ©Gabriele Putzu
Le prime pagine dei giornali dedicano ampio spazio ai risultati delle elezioni cantonali, da cui emerge un Parlamento sempre più frammentato.
Le urne hanno parlato e oggi è tempo di bilanci dopo una
campagna elettorale che è stata più volte definita piatta. I principali quotidiani
ticinesi parlano di un Gran Consiglio sempre più frammentato, con l'entrata di
nuovi partitini che complicheranno ulteriormente i lavori parlamentari. Il
focus è anche sulla Lega, che è crollata nel Parlamento dei piccoli.
I partitini
Le tre nuove forze in Parlamento - Avanti con
Ticino&Lavoro, HelvHethica Ticino e Verdi liberali - "vanno a
rafforzare a quota 12 quella variabile che complica sì l'attività e le scelte
politiche, ma con la quale si dovrà imparare a convivere, almeno fino a quando
si troverà il coraggio di cambiare il sistema elettorale", scrive Gianni
Righinetti nell'editoriale sul Corriere del Ticino. Per il vicedirettore del
giornale una soglia di sbarramento non appare però una scelta efficace alla luce
delle scelte degli elettori, "che vanno rispettate e non aggirate". Anche
La Regione, nell’editoriale firmato da Andrea Manna e Jacopo Scarinci, ritiene
che trovare soluzioni e compromessi in un Parlamento così frammentato sarà un’impresa
ardua. Ma l’entrata dei nuovi è la dimostrazione che "le vecchie risposte
ai nuovi problemi non vengono più percepite come credibili". Spetterà ai
partiti storici decidere se questa è un'opportunità da cogliere "per
ristabilire quel contatto con la popolazione che oggi evidentemente manca"
o un pericolo da abbattere.
Il crollo della Lega e la crescita dell’UDC
Spazio poi al grande sconfitto della giornata, la Lega, che
ha perso ben 4 seggi. Entrambi i quotidiani fanno leva sulla mancanza di nuovi
leader e sulla linea non chiara tra barricadera e governativa. "Se in via
Monte Boglia non si inventano qualcosa, se dal Mago Otelma non arrivano
consigli e proposte, il movimento fondato da Giuliano Bignasca ha il destino
segnato: quello di essere fagocitato, in un futuro neanche tanto lontano, dall'Udc
cantonale, guidata da quel Marchesi che nella corsa al Consiglio di Stato si è
piazzato al terzo posto, davanti a Boris, figlio del Nano", scrive La
Regione. L’avanzata dell’UDC, che ha guadagnato due seggi, è “certamente il
risultato di un travaso di voti a destra”, sottolinea Righinetti, “ma è il
segnale che con Marchesi il partito si è reso più credibile e ficcante quanto
basta per incarnare il ruolo di pungolo nella spesso compassata politica
ticinese”.
La perdita di terreno del PLR
Tutti i partiti in Governo, ad eccezione de il Centro, sono
arretrati, a partire dal PLR che ha perso due seggi. Per La Regione la virata a
destra impressa dalla presidenza non è piaciuta all'elettorale radicale e
l'essersi avvicinato tanto all'UDC “non è stata una tattica pagante”. Anche per
il Corriere il presidente Alessandro Speziali, al suo primo appuntamento con le
cantonali, “non ha di certo impressionato”. La campagna “scialba” nella corsa
al Governo (salvata dall’eccezionale voto personale di Christian Vitta) “ha
mostrato un partito magari con tante idee in potenza, ma poche in pratica”.
Il flop di PS e Verdi
Ampio risalto viene poi dato al flop dell’area rosso verde. Nonostante
sia stato salvato il seggio in Governo, sia PS che Verdi hanno perso un
deputato ciascuno. “Il processo in casa PS si è già aperto e l’ostentata difesa
del cosiddetto «progetto rossoverde per il futuro» non regge ormai più e
sarebbe bene smetterla di affermarlo, pena uno smacco (se possibile) ancora
maggiore”, scrive Righinetti, secondo cui la copresidenza Laura Riget e Fabrizio
Sirica “pare già indirizzata mestamente al capolinea”. Anche La Regione punta
il dito contro la lista unitaria "concepita su misura per Marina Carobbio",
e quindi priva di competizione interna, che non ha mobilitato l'elettorato, ma
anzi lo ha dirottato in parte "verso la creatura politica della
'rifiutata' Amalia Mirante".
Il Centro, unico vincitore dei partiti storici
Il Centro è invece riuscito a mantenere le sue posizioni, diventando
il secondo partito. "Pochi temi ma buoni - imposte di circolazione, i
radar, la lotta alle molestie e agli abusi - così come la convivenza tra destra
economica e ala sindacale/sociale hanno contribuito a far raggiungere un buon
risultato al partito di Fiorenzo Dadò", scrive la Regione. Un partito che
ora potrà provare a stringere alleanze con le nuove forze politiche appena
entrate. Anche Righinetti fa un plauso
all'ex PPD. Terminare con saldo zero "di questi tempi non è poco guardando
a quanto avvenuto all'interno degli altri partiti di Governo".

