Ticino
“Per una moratoria sulle tariffe elettriche: difendere il potere d’acquisto delle famiglie”
Redazione
04.09.2023 16:38

Per bloccare gli aumenti delle tariffe elettriche previsti per il 2024, l’MPS chiede al Consiglio di Stato di introdurre una moratoria sui prezzi per i prossimi tre anni.
Gli aumenti delle tariffe elettriche, annunciati in questi giorni, andranno
a pesare ulteriormente sul potere d’acquisto delle famiglie. Si parla di +28% per l’AGE Chiasso, +25% per l’AMB
Bellinzona e +20% per SES Sopracenerina. Sarà la seconda
“stangata” dopo quella inflitta con le tariffe del 2023 e dopo gli aumenti già
fatti registrare nel 2022. L’MPS ha inoltrato in proposito un’interpellanza al
Consiglio di Stato chiedendo un intervento urgente per verificare la
possibilità di bloccare tali rincari attraverso una moratoria sulle tariffe
elettriche.
“Giustificazioni solo marginalmente valide”
Gli aumenti sopracitati significherebbero “alcune centinaia
di franchi di aumento all’anno per le famiglie che vivono in questo cantone”,
si legge nell’atto parlamentare. Naturalmente “conosciamo la
narrazione ufficiale a giustificazione di questi incrementi: l’evoluzione dei
prezzi sui mercati elettrici, la siccità e una supposta minor produzione di
energia e l’aumento di alcune tasse legate al settore elettrico”. Si tratta,
secondo gli interpellanti, di “giustificazioni solo marginalmente valide”. In
realtà forza constatare che i meccanismi di domanda e offerta “non riescono a
funzionare e a garantire un prezzo “equo”, come vorrebbe la dottrina del
capitalismo liberale”.
“Situazione intollerabile”
Questa situazione relativa ai prezzi dell’elettricità “non
può essere tollerata ulteriormente. Anche perché la responsabilità di questi
aumenti è da imputare totalmente agli esecutivi comunali che, in forma diretta
o indiretta, controllano le aziende distributrici, potendone influenzare le
tariffe”. Le ditte “godono di buona salute: alcune possono
contare su riserve che vanno di gran lunga al di là delle esigenze di
accantonamento in relazione a future attività di manutenzione, investimento e
sviluppo delle aziende stesse”. Per questo gli aumenti intimati negli anni
scorsi e quelli previsti per il 2024 “non possono che essere imputati a logiche
ed esigenze finanziarie aziendali”.
L’esempio di Stabio
In alcuni comuni si vorrebbe rispondere alle difficoltà
delle economie domestiche erogando sussidi sociali. Per gli interpellanti si
tratterebbe di un’operazione “non solo amministrativamente macchinosa, ma
spesso tale da diventare una missione impossibile. Riteniamo invece che queste aziende,
proprio in linea con la loro funzione pubblica e mostrando sensibilità al
difficile momento economico che vivono le famiglie, dovrebbero rinunciare ai
nuovi aumenti previsti per il 2024 istituendo una moratoria”. Viene poi citata
come esempio la decisione del Comune di Stabio, la cui azienda ha scelto di
sciogliere una parte degli accantonamenti proprio per evitare l’impennata delle
tariffe.
Le richieste
La politica energetica è un tema sul quale il Cantone –
proprietario della maggiore azienda elettrica – e il Parlamento “non possono esimersi
dal pronunciarsi. Anche perché molti membri del Gran Consiglio sono attivi a
livello politico comunale e quindi, in qualche misura, corresponsabili di
quanto sta succedendo”. Viene quindi chiesto al Governo se non ritiene
necessario promuovere un incontro tra AET e aziende distributrici per
verificare la possibilità di interventi che permettano di evitare aumenti dei
prezzi dell’energia elettrica; l'Esecutivo, inoltre, "non pensa di dover intervenire presso le
autorità comunali e le ditte distributrici per invitarle a una moderazione
delle tariffe, in particolare a introdurre una moratoria sui prezzi per i
prossimi tre anni?" Infine, gli interpellanti domandano al Consiglio di Stato se non considera necessario procedere a
un’analisi delle situazioni contabili delle ditte distributrici per
verificare che gli accantonamenti e le riserve corrispondano effettivamente
a necessità presenti e future “e non siano invece solo un modo
per aggirare eventuali imposizioni fiscali”.

