Cantonali 2023
“Non siamo il Governo del Mulino Bianco”
Redazione
28.02.2023 05:59

Intervistato da Ticinonews, il consigliere di Stato leghista Claudio Zali parla della difficile legislatura appena trascorsa, dei rapporti interni al Governo, delle imminenti elezioni cantonali e dei rapporti con gli “alleati” dell’UDC Ticino.
In vista delle elezioni cantonali del 2 aprile, Ticinonews proporrà
una serie di interviste ai candidati che correranno per un posto in Governo.
Primo ospite il consigliere di Stato uscente Claudio Zali.
Claudio Zali, come si è lavorato in una legislatura tanto
difficile?
“C'è stato il Covid, sono arrivate la guerra e una serie di
difficoltà. Per noi è stato un periodo molto intenso, caratterizzato da diverse
riunioni in una situazione totalmente nuova da affrontare, e per cui non si
viene preparati in alcun modo. Il Ticino poi si è trovato anche a fare da precursore
a livello nazionale e non è stato affatto semplice. Occorre usare il buon
senso, confrontarsi con i colleghi, scambiarsi le opinioni, parlare con i
tecnici, cercare di fare il meglio”.
Difficile per il contesto o anche per le relazioni all'interno?
“No, per il contesto. Anzi, in questo momento difficile le solide relazioni
interne hanno aiutato molto. Non è la prima volta che mi batto a favore del
Governo coeso e qui ha mostrato l'efficacia e la forza di un collegio che
lavora bene assieme”.
Qualcuno vi rimprovera invece di aver fatto troppa squadra, sostenendo
che la tesi che prevale è quella del "Tu non schiacci i piedi a me, io non
li schiaccio a te". Che cosa risponde a questa critica?
“Come funzionano le nostre sedute lo sappiamo solo in sei: i cinque
consiglieri e il cancelliere. Quindi, l'immagine coesa che esce del Governo non
va scambiata con condiscendenza reciproca, mancanza di dialogo e mancanza di
confronto sui temi. Anche perché le posizioni personali di ognuno di noi cinque
sono delineate e non sono sovrapponibili. Un dialogo qui c'è. Se poi esce questa immagine compatta, forte e a qualcuno ciò dà fastidio, è un problema loro”.
Siete un po' del “Mulino Bianco”, ma questa è la vostra forza?
“No, non siamo del “Mulino Bianco”. Non litighiamo. Ci
confrontiamo. Alla fine si prende una decisione e questa è del Governo e viene difesa
da tutti come tale. Non mi sembra che l'uno o l'altro si smarchi, segnali, o puntualizzi,
salvo rare eccezioni, potrà essere successo. In generale, però, una
decisione del Consiglio di Stato è una decisione del Consiglio di Stato, che è più
forte dei suoi cinque componenti messi assieme”.
Se oggi lo slogan della Lega per le cantonali è “continuità”, quello dell'UDC
è “cambiamo ora”. Ad oggi, come sono i rapporti tra lei e gli alleati?
“Temo che uno dei due slogan dovrà scontare una delusione. Necessariamente.
Io spero che sia lo slogan degli alleati di partito a non trovare conferme il 2
di aprile. Alleati con i quali io non ho particolari rapporti”.
Il grande tema dell'inizio della prossima legislatura sarà il
risanamento delle finanze cantonali. Secondo lei è davvero possibile pareggiare
entro il 2025 senza toccare i sussidi e le fasce più deboli?
“Se si deve rientrare di una cifra importante saranno necessari
dei sacrifici. Ad oggi non è ancora stabilito come e dove si andrà ad incidere. Evidentemente, l'ultima delle intenzioni del Governo (e penso anche del Parlamento), è colpire le fasce più fragili. Nel corso degli anni lo Stato ha continuamente aggiunto prestazioni. Magari dovremmo fare dei ripensamenti su cosa è stato fatto in
più oltre all'essenziale che non può essere toccato. Prima o poi dovremo
dirci che ci sono cose che, se mancano i soldi, non possono essere fatte come le
facevamo prima. Dovremo quindi farle meno bene, o di meno. Non basta mettere lì un paio
di "misurette" di risparmio e pensare che queste portino a un sostanziale risparmio
nell'ordine dei 100 milioni”.

