Politica
L’imposta di circolazione divide la Gestione
Redazione
23.11.2022 06:57

Foto: © CdT/Gabriele Putzu
Per gli iniziativisti è inaccettabile che l’imposta aumenti di un +13% rispetto a quanto previsto. I socialisti rimangono fermi su alcuni punti, mentre i liberali propongono che entri in vigore così come è stata votata.
Nuvole decisamente temporalesche si stanno addensando sopra
la Commissione della gestione e delle finanze. Entro sette giorni i partiti
devono trovare la quadra del cerchio sia sul nuovo calcolo dell’imposta di
circolazione sia sul preventivo 2023. Le trattative sono febbrili, i veti
incrociati dietro l’angolo e un accordo di massima pare ancora lontano.
Le posizioni degli iniziativisti
Per quanto concerne l’imposta di circolazione, sul tavolo, lo
ricordiamo, c’è la proposta del Governo. Una proposta che ha il pregio di correggere
alcune ‘storture’ del testo votato dal popolo. Dall’altro lato, però, ha un grande
difetto, almeno secondo gli iniziativisti: aumenta l’imposta di un +13%
rispetto a quanto previsto. Una mossa inaccettabile per il Centro, la Lega e
l’UDC, che in Gran consiglio marceranno compatti. “Significherebbe aumentare
del 13% le imposte a chi ha un’auto più vecchia del 2009 e diminuire il ‘guadagno’,
chiamiamolo così, di tutte le altre auto del 13%, e questo è inaccettabile”,
afferma ai microfoni di Ticinonews il centrista Fiorenzo Dadò. “Come Lega
riteniamo che il volere popolare non debba essere discusso”, precisa Michele
Guerra. “In questo caso ci siamo resi conto che il testo votato ha dei piccoli
problemi che devono essere sanati, e così faremo, con l’obiettivo di applicare
nel grado massimo quanto deciso dal popolo”.
Il Ps non ci sta
Dall’altro parte troviamo il partito socialista, che in
linea di massima sarebbe disposto a sposare quanto proposto dal Consiglio di
Stato. Andrebbe infatti incontro ad alcune proposte degli iniziativisti, ma non
a tutte. “Quello che non ci va bene è che gli iniziativisti vogliano scendere a
un gettito complessivo che si aggira attorno ai 77-78 milioni”, afferma il
capogruppo Ivo Durisch. “In una situazione di fragilità delle finanze questo non
è sostenibile.
I liberali
Ci sono infine i liberali radicali, che non stanno né con
il governo né con gli iniziativisti. “Avevamo detto che il dossier non era
pronto per andare al voto. C’è stata tuttavia una votazione popolare e va
rispettata”, commenta la capogruppo Alessandra Gianella. “Da gennaio dovrà quindi
esserci un abbassamento delle imposte”. La proposta del Governo “arriva un po’ in
ritardo e, soprattutto, chiede di correggere per un anno e poi di correggere
nuovamente l’anno prossimo. Secondo noi mettere un cerotto per poi applicarne
un altro non ha senso”. Di conseguenza, “che entri in vigore così come è stata
votata dal popolo”.
L’impatto sul preventivo
La conseguenza di un Parlamento tanto frammentato è che
alla fine nessuna proposta avrà la maggioranza. A gennaio entrerà dunque in
vigore il testo conforme votato dai ticinesi, difetti compresi. Un’eventualità
che rischia di ripercuotersi a cascata anche sul preventivo. “Se l’imposta di circolazione,
così come è stata votata, non dovesse passare lo scoglio parlamentare, credo
che il mio partito non sarà d’accordo di portare il preventivo in aula. Chi in Parlamento
non approverà quanto proposto dal nostro rapporto dovrà prendersi le proprie
responsabilità di fronte alla popolazione ticinese”, conclude Dadò.

