Crisi energetica
“Ipotesi di blackout? Un po’ di paura c’è, ma rimango ottimista”
Teleticino
01.09.2022 21:50

Il direttore generale di Ail Marco Bigatto esprime la sua opinione sulla questione dell’approvvigionamento energetico in vista del prossimo inverno. "Si può lavorare anche sul lato dei consumi".
“Una certa preoccupazione per questo spauracchio del
blackout l’abbiamo. Rimango comunque ottimista e su una scala da 1 a 10 dico
che la preoccupazione è attorno al 3”. Così si è espresso nel corso del
notiziario di Ticinonews Marco Bigatto, direttore generale di Ail, commmentando
i timori per una possibile penuria energetica nel prossimo futuro. “Ad essere preoccupante
è la situazione invernale, perché è in quella stagione che la Svizzera importa
energia elettrica”, prosegue Bigatto. Non si tratta di un grande volume, “ma di
una quantità che in situazioni particolari come quella dell’inverno che andremo
ad affrontare potrebbe essere critica”. Questa ‘fetta’ di energia da importare “potrebbe
infatti ingrandirsi, dato che la produzione in Svizzera non sarà al pieno delle
sue forze: i bacini delle dighe sono ai mini storici e avremo una mancanza di
energia idroelettrica”.
A chi rivolgersi?
La ‘fetta’ da importare dovrà quindi essere maggiore.
E qui si pone un altro problema. Importare da chi? “Abbiamo i paesi limitrofi, Germania
Francia e Italia, i quali hanno i loro problemi per l’inverno in arrivo: le
centrali nucleari francesi per metà sono fuori servizio per una manutenzione
straordinaria e contiamo tutti che vengano rimesse in funzione per l’inverno”. Vi
è poi il noto problema nell’approvvigionamento di gas a causa della stretta nelle
forniture dalla Russia e quindi “per prima cosa sono state fermate le centrali elettriche
che bruciano gas, in modo da utilizzarlo piuttosto per il riscaldamento. E
anche qui una parte di produzione a livello europeo viene a mancare”.
Come agire
La situazione non è comunque così drammatica. Si può
lavorare sul lato dei consumi e a tal proposito il Consiglio federale ha pianificato
una serie di interventi per ridurre la domanda partendo da appelli al risparmio,
per arrivare poi a dei contingentamenti “dove bisognerà ridurre di una certa
percentuale in funzione della gravità della situazione”, per finire con l’ipotesi
di interrompere l’erogazione in certe zone del comprensorio, anche se questa “è
decisamente l’ultima ratio”, precisa Bigatto. “Noi disponiamo di un interruttore,
che speriamo di non dover mai utilizzare, attraverso il quale potremmo ‘spegnere’
in maniera mirata alcune zone, cercando sempre di mettere al riparo i clienti
sensibili come ad esempio gli ospedali”. Ci sono due varianti: “una ci imporrebbe
di ridurre del 33% i consumi e prevederebbe un’interruzione in una certa zona di
4 ore, per poi lasciare la corrente per le successive 8 e interromperla di
nuovo per altre 4”. Se invece venisse chiesta un’interruzione del 50% “ecco che
allora l’intervallo sarebbe: 4 ore alimentati e 4 ore non alimentati. Ma,
ripeto, è davvero l’ultima ratio”, conclude Bigatto.

