Ticino
Imposta di circolazione, Dadò: “Il Governo vuole continuare a fare cassetta”
Redazione
30.11.2022 20:15

Fiorenzo Dadò punta il dito contro il Consiglio di Stato per la mancata correzione del testo sull’imposta di circolazione. La replica di Gobbi “Si erano arroccati tutti sulle proprie posizioni”.
L’ennesima puntata della vicenda che ruota attorno
all’imposta di circolazione è andata in scena oggi: il Consiglio di Stato ha
ritirato i tre decreti legislativi che Norman Gobbi aveva presentato. Lo ha
fatto perché “si è constatata
l’assenza di una solida maggioranza all’interno delle forze parlamentari a
sostegno di una delle proposte”. In altri termini, nessun partito,
socialisti a parte, si è detto chiaramente disponibile a sostenere le
alternative presentate per correggere il testo approvato dal popolo il 30
ottobre.
La rabbia di Dadò
La mossa ha mandato su tutte le furie gli iniziativisti.
Fiorenzo Dadò punta il dito direttamente contro il direttore del Dipartimento
delle istituzioni. “Gobbi quando si trova in difficoltà fa questo gioco di
ritirare. Lo ha fatto con la legge sulla prostituzione e anche in altre occasioni.
Da questo punto di vista c’è solo biasimo nei suoi confronti”, afferma il
deputato centrista ai microfoni di Ticinonews
Motivi tecnici dividono i partiti
A meno di ulteriori colpi di scena, a gennaio entrerà in
vigore il testo votato dal popolo. Un testo che, lo ricordiamo, ha un difetto
riconosciuto da tutti: non prevede un calcolo differenziato per le due
omologazioni presenti sul mercato. Quindi, chi ha una macchina omologata nel
2019 pagherà più dello stesso modello omologato in precedenza. Semplicemente
perché il nuovo sistema calcola le emissioni in maniera più precisa. La
questione sembrerebbe semplice da risolvere, ma i partiti sono divisi da motivi
tecnici: si parla di coefficienti, calcoli differenziati, moratorie.
“Il Governo vuole continuare a fare cassetta”
Quello che conta, in definitiva, è che partiti,
iniziativisti e Consiglio di Stato non sono riusciti a trovare un accordo. La
colpa, secondo, Dadò è principalmente dell’Esecutivo. “Purtroppo il Governo,
invece di rispettare la volontà popolare, vuole continuare a fare cassetta, come
fa con radar, multe, tasse e imposte, e in questo caso per miseri 6 milioni ha
voluto infierire sulla popolazione”, rincara il presidente del Centro. Questi evidentemente
“sono atteggiamenti che non condivido". A gennaio-febbraio, quando verranno
emesse le imposte di circolazione, Gobbi avrà la possibilità “di correggere la
disparità di trattamento e di rispettare quindi pienamente la votazione
popolare”. Se ciò non avverrà, “chi si vedrà aumentare l’imposta di circolazione
saprà chi ringraziare”.
Gobbi: “Si erano tutti arroccati sulle proprie posizioni”
Interpellato da Ticinonews, Gobbi replica che sono state fatte delle proposte “che tenevano conto delle varie sensibilità, incluse quelle
degli iniziativisti”. Durante l’audizione di settimana scorsa in commissione
della Gestione “ci siamo però resi conto come non vi fosse da un lato una
volontà, e dall’altro anche una capacità, di trovare una convergenza, perché
ognuno si era arroccato sulle proprie posizioni".
“Differenze di vedute, ma anche un po’ di malafede”
In merito invece all’’accusa’ di ritirare i messaggi quando
si trova in difficoltà, Gobbi risponde a Dadò di non essere lui quello che si è
trovato in difficoltà in questo caso, bensì di aver cercato, assieme al
Governo, “di trovare una soluzione che correggese i difetti tecnici del testo
elaborato da Dadò e dalla maggioranza che poi l’ha votato”. Secondo il
direttore del Di c’è un problema di fondo, “proprio perché alcuni iniziativisti
hanno sempre affermato che il testo messo in votazione avrebbe generato un
gettito di circa 77 milioni”. In realtà “lo avevamo già scritto nel maggio
2022, il testo avrebbe generato nel 2023, con la moratoria, un gettito di 85
milioni. Credo che qui stia l’inghippo che ha portato a questa grossa
differenza di vedute e, direi, anche a un po’ di malafede".
Tocca al Parlamento
Per modificare il testo della legge, lo ricordiamo, è
necessaria una decisione parlamentare. Il Governo, quindi, non può intervenire.
“Credo che il Gran Consiglio si debba assumere parte di questa responsabilità, perché
se l’Esecutivo ha cercato di trovare una soluzione perfezionista, che ha
dimostrato ancora una volta che il meglio talvolta è nemico del bene, alla
fine non si è trovata una maggioranza né su una variante né sull’altra né sulla
terza”, e questo “porta ad applicare quanto votato dal popolo, che è una decisione
altrettanto legittima”. E alla domanda se non sia un po’ irresponsabile da
parte della politica lasciare che entrino in vigore leggi con dei problemi riconosciuti,
Gobbi replica che “stiamo comunque parlando di un testo votato dal popolo, e da
più parti ho sentito dire, in queste settimane, che bisogna rispettare la
volontà popolare”. Il testo legislativo, anche se imperfetto, “è comunque un
decreto che ha ottenuto la maggioranza dei cittadini e delle cittadine ticinesi,
e quindi deve essere applicato”.

