Ticino
Il voto ai 16enni sbarca in Nazionale, a confronto favorevoli e contrari
Redazione
28.02.2024 08:04

Durante la consultazione soltanto sette cantoni si sono detti favorevoli. Per la maggioranza della commissione delle istituzioni politiche il tema va rigettato. Per i favorevoli è invece tempo che i giovani abbiano voce in capitolo sul loro futuro. A confronto sul tema Piero Marchesi, consigliere nazionale UDC e relatore della commissione delle istituzioni politiche, e Daniele Alves del comitato Gioventù Socialista.
Il voto ai sedicenni è uno di quei temi che
divide. E probabilmente sarà così anche oggi, quando il Consiglio nazionale affronterà
per l’ennesima volta la questione. Merito o colpa dell’iniziativa parlamentare
presentata nel 2019 dalla verde basilese Sibel Arslan. La consigliera nazionale
e i suoi sostenitori ritengono che sia un passo necessario. L’impegno
politico dei giovani recentemente è aumentato e incentiverebbe la
partecipazione. L’evoluzione demografica d’altronde vede un forte aumento degli
elettori ultracinquantenni, tant’è che l’età mediana di chi può recarsi alle
urne è di 57 anni. Le scelte prese però spesso plasmeranno il futuro dei
ragazzi di oggi.
L’esito della consultazione
Sull’iniziativa in questione si è battagliato sin
dal 2020, quando la commissione delle istituzioni politiche aveva deciso che
andasse stralciata. Il Consiglio Nazionale, invece, a maggioranza, aveva
espresso un parere diverso ed era stato dato mandato, nel 2021, di elaborare un
progetto preliminare poi posto in consultazione. L’esito non è stato
incoraggiante: 15 cantoni si sono dichiarati contrari, sette a favore, tre non
hanno preso posizione. La commissione tornerà dunque oggi nell’aula del Nazionale
cercando di convincere i parlamentari che non ha senso dar seguito ad un
progetto avversato dalla maggior parte dei Cantoni. Secondo i contrari il voto
ai sedicenni non è giustificato perché gli altri diritti in ambito civile e
penale vengono acquisiti dalla maggiore età. Non sarebbe neppure opportuno
fissare due limiti diversi di età (uno per il voto attivo, l’altro per il
passivo) vale a dire l’eleggibilità.
Opinioni a confronto
Sul tema abbiamo interpellato Piero Marchesi,
consigliere nazionale UDC nonché relatore della commissione delle istituzioni
politiche che chiederà di rigettare l’iniziativa parlamentare, e Daniele Alves
del comitato Gioventù Socialista. Per Marchesi la proposta “negherebbe la maggiore
età del diritto di voto e darebbe la possibilità ai sedicenni di prendere delle
decisioni che, essendo minorenni, non gli competerebbe. Credo sia assolutamente
sbagliato scindere questi due elementi”. È inoltre difficile stabilire il
limite, secondo Marchesi. "Qual è il momento per cui un cittadino può
partecipare alla vita attiva del nostro paese? Permettere il diritto di voto ai
minorenni aprirebbe tutte le porte un domani ad abbassare sempre di più l'età
di voto. Anche i 14enni o 12enni potrebbero voler dire la loro nella nostra
società". Per Alves, invece, l’interesse dei giovani per la
politica è forte e va alimentato. “I giovani hanno bisogno di essere ascoltati
e di poter esprimere la loro voce nel dibattito politico. A 16 anni si è ancora
per la maggior parte in un contesto scolastico; quindi, si ha l’occasione di
dibattere e confrontarsi. Inoltre, la politica spesso prende decisioni a lungo
termine che influiranno sulla vita dei 16enni-17enni. È giusto che anche loro
possano esprimersi”.

