L'Intervista
“Diminuendo i consumi facilitiamo la vita a tutti”
Teleticino
02.09.2022 20:07

Il consigliere federale Guy Parmelin (Udc) difende la strategia adottata dal Governo per far fronte alla possibile carenza di energia. “Giusto appellarsi alla responsabilità individuale”.
Il rischio di penuria energetica nei
prossimi mesi rappresenta una preoccupazione reale. In settimana il Consiglio
federale ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per ridurre i consumi di
gas ed elettricità. Ma è questo il sistema migliore per affrontare la questione?
In occasione dell’evento ‘Udc tra la gente’, i colleghi di Ticinonews ne hanno
parlato con il consigliere federale Guy Parmelin, direttore del Dipartimento
dell’economia, della formazione e della ricerca.
Quanto è reale un rischio di
blackout il prossimo inverno?
“Non parlerei di blackout ma di
rischio di penuria. La questione è complessa perché ci sono tanti parametri che
non dipendono da noi. Se pensiamo all’approvvigionamento energetico generale,
gas, elettricità, petrolio, c’è ad esempio il problema del livello del Reno.
Oppure, un inverno caldo e secco cambia i parametri. Quindi il Consiglio federale
cerca di anticipare gli scenari, di garantirsi il gas con sistemi di stoccaggio
all’estero e di incitare i cittadini a moderare i consumi. Questo equilibrio
tra offerta e domanda può aiutarci a superare l’inverno”.
Il Consiglio federale ha lanciato una
campagna di sensibilizzazione per ridurre i consumi di gas ed elettricità e
proprio in questi giorni le aziende stanno comunicando i costi al rialzo per l’anno
prossimo. È giusto appellarsi alla responsabilità individuale? Lo Stato non
potrebbe intervenire ad esempio sostenendo i costi di rete?
“No, credo sia giusto appellarsi
alla responsabilità individuale. Innanzitutto, questo permette di limitare i
rischi ed è anche vantaggioso per il portamonete visto che i prezzi
dell’energia sono in forte aumento. E se pensiamo soltanto al riscaldamento, il
40% dei consumi proviene dalle economie private. Quindi se si riesce a
diminuire i consumi anche di pochi punti percentuali facilitiamo la vita a
tutti, anche alle imprese. Senza sforzi si potrebbe arrivare a misure dure come
a contingentamenti, questo però vogliamo evitarlo. In ogni caso, se dovesse
esserci un’azienda in difficoltà, c’è la possibilità del lavoro ridotto come
aiuto. Oltre a questo, il Consiglio federale ha un gruppo di lavoro che
monitora l’evoluzione analizzando diverse misure da implementare se la
situazione dovesse aggravarsi. Non è il caso oggi”.
Perché lo Stato non può sostenere i
costi della rete elettrica?
“Per quanto riguarda la
distribuzione dell’elettricità ci sono approcci molto differenti. Sui prezzi
comunicati in questi giorni, gli aumenti previsti per l’anno prossimo variano
dal 50% all’1%. Ad esempio nel Canton Berna saranno dell’1%. Bisognerà vedere
se i cantoni e i comuni, che sono gli azionisti di queste imprese, hanno modo
di intervenire. D’altra parte, non bisogna dimenticare che siamo dipendenti al
100% dal gas e dal petrolio. Qui sono le dinamiche mondiali a determinare i
prezzi. È un dato di fatto: i prezzi dell’elettricità e degli altri vettori
energetici sono in aumento, bisogna moderare i consumi. Bisogna esserne
coscienti”.
Avete già citato alcune misure come
il lavoro ridotto, tuttavia avete anche detto che non è ancora necessario prevedere
degli aiuti come era stato il caso ad esempio durante l’emergenza Covid. Perché
adesso è diverso?
“Non siamo per niente nella stessa
situazione. Il Covid era qualcosa di completamente imprevedibile. Abbiamo
dovuto prendere delle misure dure in tutto il paese. Avevamo 1 milione e
300mila persone in lavoro ridotto. In questo momento i problemi sono più
momentanei e locali. Ad esempio, una penuria di gas può riguardare il Ticino e
non il resto della Svizzera, di conseguenza sono i mezzi di cui disponiamo come
il lavoro ridotto che possono contenere lo shock. Siamo molto lontani dal
mettere in piedi un programma di aiuti a livello federale a questo stadio.
Sorvegliamo la situazione, nessuno sa come evolverà l’anno prossimo ed è per
questo che il Consiglio federale ha costituito un gruppo di lavoro. Ma non ci
troviamo assolutamente nello stesso contesto”.
Ampliando un po’ la sguardo il tema
della penuria energetica ha anche riacceso il dibattito sul nucleare. L’Udc in primis
ha rimesso in discussione la strategia energetica federale. Lei che cosa pensa
a riguardo?
“Il Consiglio federale deve gestire
un problema che rischia di presentarsi adesso. È adesso che dobbiamo prendere
decisioni e prevedere misure per scongiurare penurie. Se poi il parlamento, i
cittadini desidereranno rivedere la strategia questo fa parte del gioco
democratico. Se l’iniziativa lanciata dovesse riuscire, quando sarà depositata
seguirà l’iter parlamentare. Ma è oggi che rischiamo di avere un problema. È
oggi che dobbiamo trovare soluzioni per un’offerta sufficiente. Dipendiamo
molto dall’estero: dobbiamo aumentare la produzione indigena. Dobbiamo limitare
i consumi, senza togliere i comfort. È questa la linea del Consiglio federale
per superare quest’inverno, e forse anche quelli successivi, senza problemi”.
Ma secondo lei la strategia energetica
ha fallito? Si poteva prevedere questa situazione?
“La strategia energetica è una
decisione del parlamento ed è stata approvata dal popolo. Si può sempre essere
più intelligenti e riscrivere la storia. Quello che constatiamo è che la guerra
ha amplificato problemi già esistenti. I prezzi aumentavano già prima. Il fatto
che il 50% delle centrali nucleari francesi non possano produrre elettricità
quest’inverno, non si poteva prevedere. A livello europeo forse abbiamo
sottostimato i rischi di una dipendenza russa e anche il fatto di pensare che
l’elettricità possa sempre essere disponibile, di giorno e di notte. Il
risveglio è effettivamente brutale ma ora dobbiamo lavorare per trovare
soluzioni”.

