Diritti umani
L'Onu taccia la Svizzera di razzismo sistemico, Berna respinge le accuse
Keystone-ats
03.10.2022 15:14

Foto: Immagine Shutterstock
La presidente del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite Catherine Namakula si era detta “molto preoccupata” per l'atteggiamento delle forze dell'ordine e del sistema giudiziario.
Berna respinge al
mittente le accuse di "razzismo sistemico" formulate da esperti
dell'Onu nei confronti del nostro Paese. "Sono il frutto di supposizioni e
malintesi", afferma l'ambasciatore elvetico all'Onu di Ginevra Jürg
Lauber, che promette uno studio in materia. "Il razzismo e la
discriminazione razziale, anche nei confronti delle persone di origine africana,
sono problemi che devono essere affrontati con urgenza", ha detto Lauber
oggi a Ginevra al Consiglio per i diritti umani. La politica ha già
riconosciuto l'esistenza del problema: il Servizio per la lotta al razzismo
pubblicherà uno studio nelle prossime settimane, ha aggiunto l'ambasciatore.
“Preoccupati per l’atteggiamento delle forze dell’ordine”
La presidente del
gruppo di lavoro delle Nazioni Unite Catherine Namakula, che non si è espressa
a nome dell'Onu, ha presentato oggi al Consiglio il rapporto finale della
recente visita in Svizzera, che riprende le conclusioni e le raccomandazioni
comunicate lo scorso gennaio. "Siamo molto preoccupati per l'atteggiamento
delle forze dell'ordine e del sistema giudiziario", ha affermato Namakula.
In gennaio il Gruppo non aveva esitato a dire che "la ricchezza moderna
della Svizzera è direttamente legata all'eredità della schiavitù",
prendendo di mira in particolare la profilazione razziale e le
"umiliazioni" da parte delle forze dell'ordine. Da parte sua Lauber
si è rammaricato che il dialogo con le autorità onusiane non sia potuto durare
più a lungo. Per l'ambasciatore le considerazioni del Gruppo sono in parte
basate su "supposizioni" e "malintesi". Molte conclusioni
generali “sembrano basarsi solo su uno o pochi casi isolati, che non sono
rappresentativi della situazione", ha sostenuto il rappresentante
elvetico.
La visita e le successive conclusioni
Ricordiamo che in
gennaio, durante una visita di dieci giorni, gli esperti avevano incontrato un
giovane recidivo nel penitenziario Pöschwies di Regensdorf (ZH). Pochi giorni
prima dell'arrivo della delegazione, le autorità di Zurigo avevano annunciato
che il regime di detenzione del giovane delinquente sarebbe stato allentato. Lui
era rinchiuso per 23 ore al giorno in una cella individuale, senza alcun
contatto con altri prigionieri. Il suo caso "è un esempio di razzismo
sistemico", aveva detto allora ai giornalisti la presidente del gruppo di
lavoro sulle persone di discendenza africana, l'americana Dominique Day. Gli
esperti avevano anche incontrato i familiari dell'uomo ucciso l'anno scorso
dalla polizia alla stazione di Morges (VD). Il gruppo di lavoro era giunto alla
conclusione che le indagini e i procedimenti giudiziari sulle violenze della
polizia non sono sufficientemente indipendenti. Il rapporto contiene anche
punti positivi: vengono in particolare ben accolti i progressi fatti nel
sostenere le iniziative che combattono il razzismo nel Paese.
Le richieste
Il gruppo di lavoro
raccomanda ora alla Svizzera di porre fine all'"impunità" della
polizia nominando procuratori indipendenti. Vuole indagini su tutte le morti in
detenzione o nei centri d'asilo e più "dati etnici" per valutare la
portata della discriminazione razziale. Ribadendo le richieste fatte da altri
esperti dell'ONU negli ultimi anni, il Gruppo auspica meccanismi di denuncia
indipendenti per le vittime. La futura istituzione nazionale dei diritti umani
dovrebbe essere in grado di raccogliere simili denunce, ma questa possibilità
non è stata prevista dal Parlamento federale.

