Cantonali 2023
“Ritengo che il mio servizio sia giunto a conclusione”
Redazione
30.03.2023 08:11

Dopo 16 anni in Gran Consiglio, di cui ne è stato presidente e dove ha presieduto ben quattro Commissioni, Luca Pagani (Il Centro) ha deciso di terminare la sua attività in parlamento.
Luca Pagani, per 16 anni in Gran Consiglio, ha deciso di
concludere la sua carriera in parlamento. Quattro legislature durante le quali ha presieduto ben quattro Commissioni: quella sanitaria, quella scolastica,
quella della giustizia e quella di sorveglianza sulle condizioni di detenzione.
Un lungo percorso che lo ha anche visto presidente del Parlamento ticinese. “Ritengo
che il mio servizio giunga ora a conclusione. È naturale e sono sereno”.
Qual è stato l'elemento più interessante e arricchente?
“L'anno presidenziale è stato per me un anno straordinario che mi
ha permesso anche di avere un contatto con il Cantone che non immaginavo: per
lavoro ho guidato per il Ticino per un totale di 4'000 km durante i quali ho
riscontrato delle realtà vive e molto presenti nella società civile. In
particolare mi ha colpito la grande considerazione che viene riconosciuta al
presidente del Gran Consiglio nell'ambito delle nostre istituzioni democratiche
e di milizia, dove questa figura ha ancora un'importanza per la popolazione, e
questo è bello”.
In un articolo pubblicato a maggio del 2015 lei fece parecchi riferimenti
a Dio, al Papa, a San Francesco d'Assisi, a Madre Teresa. Quanto è importante
per lei la fede?
Per me è fondamentale, lo stimolo di iniziare una carriera politica
era nata a Lourdes come barelliere con i malati. Ho percepito che era
importante aiutare in quel momento, ma una volta finita la settimana si
rientra a casa, mentre loro rimangono con i loro problemi e con le loro
difficoltà. Ho quindi ritenuto che fosse importante essere laddove si prendono quelle
decisioni che vanno a incidere sulla vita e sulla qualità di vita di queste
persone. La fede per me è stata quindi molto importante e ho cercato di
svolgere il compito che mi è stato affidato dal popolo anche ispirandomi a
quelli che sono i valori in cui credo, soprattutto nella dignità e nella centralità
della persona.
Lei ha digerito il cambio di nome del suo partito? Secondo lei era
proprio necessario?
Il nome ha anche un ruolo identitario importante e il PPD non era
evidente da individuare come collocamento, se non facendo capo al Partito
Popolare Democratico italiano. Quindi non era identificativo; nemmeno il Centro
lo è, anzi, lo è ancora meno.
Non le piace molto?
Sarà importante dare risalto ai contenuti e fare capire che dietro
al nome ci sono dei contenuti importanti.
Vi penalizzerà questo cambio di nome secondo lei?
Non credo, era previsto come anche un'apertura. Il Centro svolge
comunque un ruolo importante: si lotta per ottenere tutto il possibile. Agli
estremi, invece, si tenta di andare sull'impossibile.
Un'apertura anche verso il PLR?
Un'apertura anche verso chi non necessariamente si riconosce nei
valori che contraddistinguono questo partito, ma che si riconosce nelle
soluzioni che il partito è in grado di portare, fra cui soluzioni di mediazione
e di unità di intenti con altri partiti, ma nelle ultime legislature in questo senso c'è stata una grande mancanza.
Secondo lei il Centro dovrebbe cercare l'alleanza con il PLR?
Dovrebbe cercare un'alleanza con le altre forze politiche rappresentate
in Parlamento in merito a quei temi sui quali la gente si aspetta delle
risposte concrete e con una certa urgenza. Bisogna quindi essere capaci di
andare aldilà degli steccati ideologici e cercare non solo di apparire o di
raccogliere facili consensi, ma anche e soprattutto trovare questi consensi
all'interno del Parlamento e portare le soluzioni al Paese.
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