Matrioska
Attacco allo Stato
Il servizio pubblico è davvero minacciato su tutta la linea dalle politiche della destra? Ospiti di Marco Bazzi, i deputati Daniele Caverzasio (Lega), Raoul Ghisletta, Marco Noi (Verdi), l’ex consigliere nazionale Pierre Rusconi (UDC), il direttore della Regione, Daniel Ritzer, e il consigliere nazionale del Centro (PPD) e presidente dell’Unione svizzera arti e mestieri Fabio Regazzi.
Redazione
18.11.2022 06:44
Nei
giorni scorsi, Graziano Pestoni, presidente dall’Associazione per la difesa del
servizio pubblico ha lanciato un monito senza giri di parole: “Il servizio
pubblico è minacciato su tutta la linea. Rispetto al passato sono cambiate le
modalità ma non la sostanza: si vuole smantellare un sistema che è fonte di
benessere e sicurezza per i cittadini”. Secondo Pestoni, il grimaldello usato
dalla “destra” è la Legge sul pareggio di bilancio, il famoso ‘decreto
Morisoli’, “che rischia di lasciare lo Stato con le mani legate in un periodo
di crisi. Quando ci sarebbe invece bisogno di poter intervenire”.
Gli
ha fatto eco in un editoriale su LaRegione il direttore Daniel Ritzer: “La
destra ticinese sa di aver messo lo Stato alle corde con il ‘Decreto Morisoli’
e ora ne approfitta per continuare a colpire. Dopo l’approvazione popolare
dell’iniziativa del Centro per abbassare l’imposta di circolazione (il che vuol
dire che più veicoli hai, più risparmi), spiccano le altre proposte della
maggioranza borghese (Udc, Lega, Plr): la neutralizzazione fiscale
dell’aggiornamento delle stime immobiliari (a tutela degli interessi dei
proprietari di case); la deducibilità integrale dei premi di cassa malati
(tutta a vantaggio dei redditi medio-alti che riusciranno così a fare scendere
l’imponibile); l’abolizione della tassa di collegamento (chi posteggia non
paga); il progetto di sgravi fiscali per le persone fisiche (ricche e molto
ricche)”.
In
questo discorso rientra anche il dibattito sul risanamento della Cassa pensioni
dei dipendenti pubblici, che tocca 15'000 funzionari cantonali e comunali,
sfociato nelle scorse settimane in una grande manifestazione di piazza a Bellinzona.
D’altra
parte lo Stato è confrontato con la necessità di far quadrare i conti, che
l’anno prossimo potrebbero segnare a livello cantonale un passivo di oltre 200
milioni. Insomma, la coperta è sempre più corta. Che ruolo deve dunque giocare
l’ente pubblico in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, che
tocca migliaia di famiglie e di aziende costrette a stringere la cinghia?
L’economia,
ha ammonito all’ultima assemblea il presidente della Camera di commercio,
Andrea Gehri, non può essere trattata alla stregua di un bancomat, da cui
prelevare senza riguardi, perché convinti che i soldi ci sono e ci saranno
sempre: “Un modo di procedere miope e pericoloso che mortifica lo spirito
imprenditoriale, scoraggia le aziende già alle prese con un deteriorarsi delle
condizioni quadro, che penalizza l’attività produttiva frenandone lo slancio
competitivo”.
E
sullo sfondo del dibattito sul futuro del servizio pubblico c’è anche
l’iniziativa popolare lanciata a livello federale che chiede la riduzione del
canone radiotelevisivo a 200 franchi, un’iniziativa che se venisse approvata
metterebbe in grave difficoltà la SSR.
In
studio a Matrioska, ospiti di Marco Bazzi, i deputati Daniele
Caverzasio (Lega), Raoul Ghisletta, Marco Noi (Verdi), l’ex consigliere
nazionale Pierre Rusconi (UDC), il direttore della Regione, Daniel Ritzer, e il
consigliere nazionale del Centro (PPD) e presidente dell’Unione svizzera arti e
mestieri Fabio Regazzi.

