Federali 2023
"Sulla vicenda Ticiconsult non ho niente da rimproverarmi"
Redazione
17.10.2023 07:10

L'intervista pre-elettorale a Marco Chiesa, candidato UDC al Consiglio degli Stati.
Dopo Fabio Regazzi, Bruno Storni e Werner
Nussbaumer, Alex
Farinelli, Simone Conti, Evelyne
Battaglia-Richi, Greta Gysin, Massimiliano
Ay e Amalia
Mirante, il decimo candidato a passare dalle interviste
pre-elettorali di Ticinonews è Marco Chiesa, candidato al Consiglio degli Stati
per l’UDC. Classe 1974, economista, presidente UDC, dal 2015 al 2019 è stato Consigliere nazionale e dal 2019 è Consigliere agli Stati.
Come mai ha deciso di candidarsi soltanto per il Consiglio
degli Stati? Lei rischia molto…
“Non mi sembrava coerente come scelta. Candidarsi per il
posto e ruolo all'interno degli Stati è rappresentare una parte di Canton Ticino.
È quello che mi è successo nel 2019. Ho sempre pensato che devi avere fiducia in te stesso se domandi anche quella
dell'elettore. Come sarebbe stata vista una doppia candidatura? Una sorta di
paracadute? Penso che ci siano delle cose importanti nella vita e quello di andare
con determinazione verso un obbiettivo sia fondamentale”.
Vive con l'incubo di non farcela o prevale una certa
serenità che sta esprimendo a parole?
“Non vivo con l'incubo e cerco di non farmi aggredire
dall'ansia. Ho avuto la fortuna di partire da Villa Luganese, quando ancora non c'era ancora il consiglio
comunale, ma l'assemblea. Poi ho fatto tutti gli scalini fino alla presidenza
di un partito nazionale. Diciamo che ho le spalle larghe, ho dovuto averle”.
In Gran consiglio si è discusso della sua fiduciaria che per
14 mesi non ha avuto in organico un fiduciario iscritto all'albo. L'autorità di
vigilanza parla di buona fede, ma le chiedo cosa si sente di dire agli elettori
di fronte a questa storia?
“L'ultimo giorno dell'ultima sessione il Tages-Anzeiger ha
dedicato tutta una pagina su questa piccola attività che fa solo contabilità. Credo
che sia importante per un politico rimanere attaccato al territorio e abbiamo
deciso di produrre qualcosa, per questo abbiamo creato questa entità. Mi
ricorderò di quei giorni quando sono rientrato a casa e mio figlio viene da me
e mi chiede: "Ma cos'hai combinato?" Gli ho chiesto se pensasse che
avessi combinato qualcosa e siamo scoppiati a ridere. Quindi avevo almeno la
fiducia di mio figlio e per me ha un valore importante”.
Lei non ha niente da rimproverarsi?
“In questo senso no. Mi sono recato dall'autorità di
vigilanza perché avevamo cambiato strategia, volevamo fare qualche cosa di più
e poter assoggettarci alla legge sui fiduciari. In precedenza, quando è uscita la
fiduciaria autorizzata, è entrato come socio gerente e a firma individuale un avvocato.
Se lei legge la LFid, sa che gli avvocati non sono assoggettati. Ci sono mille
interpretazioni, io non voglio andare in tribunale per capire chi ha ragione. Sapevamo
già di percorrere un'altra strada e abbiamo iscritto un'altra persona con cui
collaboriamo. Verosimilmente in prospettiva ci sarà una collaborazione ancora
più stretta. Ma arrivare fino al Tages-Anzeiger che ti dedica una pagina con
delle cose incredibili…Sono molto contento che almeno politicamente questa cosa
possiamo metterci una pietra sopra. Amministrativamente per me non è mai stato
un tema”.
Se guardiamo al numero di guerre in corso nel mondo,
arriviamo a circa 59 conflitti. Con
quanto sta accadendo in Medio Oriente, c'è qualcuno che dice che siamo alle
soglie della terza guerra mondiale. Altri dicono che ci siamo già dentro. Qual
è la sua visione e quali sono le sue preoccupazioni di fronte a questo quadro?
“In questo quadro manca ancora un conflitto potenzialmente pericoloso,
sto parlando della Cina con Taiwan. Nel corso di questi mesi si stanno creano
dei blocchi: l'UE con gli USA, dall'altra parte i paesi del Brics (Cina,
Russia, Sud Africa, India, Brasile). La Cina e l'India messi assieme sono 2,8
miliardi di persone. Potenzialmente ci sono dei conflitti che possono essere
devastanti, molti paesi hanno anche delle armi atomiche. Penso che la Svizzera
possa unicamente giocare un ruolo laddove c'è qualcuno pronto all’ascolto. Noi
prendendo parte ad un conflitto perdiamo la possibilità di essere parte di una
soluzione. Con questo mi riferisco soprattutto al conflitto più vicino a noi,
quello tra Russia e Ucraina. Sono stato 10 mesi fa in Israele, ho sentito la
precarietà, sono stato vicino alla striscia di Gaza, sulle alture del Gohlan, e
la situazione poteva deflagrare in qualsiasi momento. Che Hamas abbia attaccato
in una maniera così violenta e anche un po' vigliacca, nessuno se lo aspettava.
Ma non più tardi del 2022 c'era una proposta da parte dell'UDC di dichiarare
Hamas come un’organizzazione terroristica. Non vorrei mai che ci fossero dei fondi
svizzeri che vanno a sostenere determinati tipi di realtà, che possiamo oggi
qualificare come terrorista. Purtroppo, non l'abbiamo fatto un anno fa perché
solamente l'UDC aveva votato questa mozione”.
La porterei sulle preoccupazioni maggiori degli svizzeri.
Un sondaggio condotto dal quotidiano romando Le Temps ha messo al primo posto i
premi di cassa malati, al secondo l'immigrazione e al terzo il cambiamento
climatico. Qual è la sua classifica?
“Potenzialmente esplosiva è l'immigrazione, che ha anche dei
riverberi sull'assicurazione malattia. 80mila persone che tutti gli anni arrivano
nel nostro paese hanno necessità di energia, di strade, di servizi sanitari, di
appartamenti. Sul tema delle casse malati trovo che sia fondamentale per poter
agire. Nel 2019 avevo chiesto al Consiglio federale il motivo per il quale si
andasse a penalizzare il Canton Ticino. La risposta da parte del Consiglio federale era chiara: ‘Non
siete penalizzati, avete una struttura demografica e avete anche un eccesso di
offerta nel vostro Cantone’. Per quello che riguarda la demografia, non
possiamo agire. Abbiamo una quota parte di persone anziane più alta di altri Cantoni
e questo lo dobbiamo tenere in considerazione. Penso sia importante avere
un'offerta di qualità. Ma il 20% dell'offerta sanitaria che viene erogata alla
popolazione è o di troppo, inutile o addirittura contro producente. Lì bisogna
assolutamente andare a toccare la sanità”.
La deputata Natalie Rickli ha proposto l'abolizione
dell'obbligatorietà dell'assicurazione malattia di base. È d'accordo?
“No, non mi piace la sua proposta e gliel'ho anche detto di
persona. Questo perché la cassa malati prevede un sistema solidale fra i sani e gli ammalati. Noi
oggi stiamo pagando dei premi che oggettivamente vanno a favore delle
prestazioni di coloro che hanno necessità. Io questo sistema lo manterrei. Si può
discutere sul catalogo delle prestazioni piuttosto che l'ampiezza dell'offerta.
Lo ribadisco: secondo l'ufficio di Berset, il 20% delle prestazioni che sono inutili
o contro producenti sono miliardi di franchi”.

