Il caso
Polizia ticinese, l’APCTi difende lo status quo
Redazione
28.08.2025 20:21

Foto: © Chiara Zocchetti
L'associazione delle Polizie comunali non chiude al progetto, ma ritiene che sia meglio migliorare l’attuale sistema piuttosto che cambiarlo radicalmente.
L’Associazione delle Polizie Comunali (APCTi) ha preso
posizione sul progetto Polizia Ticinese, la cui consultazione termina il 15
settembre. Un progetto, ricordiamo, nato per dare al Parlamento un'alternativa
alla Polizia unica proposta da una mozione dell'ex deputato ed ex ufficiale
della Polizia cantonale Giorgio Galusero. L'associazione non rigetta tout court
il rapporto inerente il progetto, ma ritiene che anche lo status quo
rappresenti una variante da perseguire. A sostegno di questa tesi, l’associazione
ricorda come negli ultimi dieci anni il Ticino sia passato dal 14esimo ai primi
posti nelle statistiche nazionali sulla sicurezza, un risultato che dimostra
l’efficacia del modello attuale, anche se può "essere meritevole di
opportune rivisitazioni", con una ripartizione dei compiti più chiara.
Le criticità del progetto Polizia ticinese
Pur riconoscendo l’intento di migliorare la collaborazione
tra i livelli istituzionali e rafforzare i servizi di ordine pubblico, l’APCTi
rileva che "il progetto non dimostra in modo oggettivo né la reale
necessità della riforma né i benefici concreti che essa porterebbe". Restano inoltre "poco chiari" alcuni aspetti fondamentali,
come la ripartizione dei compiti tra Polizia cantonale e corpi comunali, i
costi che ricadrebbero sui Comuni e le eventuali compensazioni necessarie a
garantire la neutralità finanziaria.
Una terza via
Secondo l’associazione, la scelta non deve ridursi alla
contrapposizione tra una Polizia unica e il progetto Polizia Ticinese. Esiste
infatti una “terza via”: mantenere l’attuale sistema, che ha già dimostrato di
funzionare, introducendo solo quelle migliorie capaci di portare vantaggi
concreti e misurabili. "Le Polcom – sottolinea l’APCTi – garantiscono
prossimità, conoscenza diretta del territorio e rapidità di intervento",
con i Comuni che, nella loro maggioranza, "esprimono soddisfazione per i servizi
offerti. Modificare radicalmente questo assetto senza prove concrete di
un miglioramento reale
significherebbe rischiare di compromettere equilibri consolidati",
sottolinea l'associazione.
"Servono basi chiare"
Perché una riforma sia efficace, spiega l’associazione, "deve
poggiare su basi chiare: deve esserci una necessità reale, dimostrata dai dati,
deve essere sostenibile sia sul piano operativo che finanziario e deve
valorizzare la prossimità, perché la sicurezza è fatta di presenza, fiducia e
relazione con i cittadini, non solo di procedure e statistiche". Alla luce di
questi principi, l’APCTi ritiene che oggi la strada più sensata sia quella di
valorizzare il sistema esistente, adottare le migliorie di "Polizia
Ticinese" che portano vantaggi dimostrabili e guardare alle realtà già
ottimizzate, come il Luganese e altre regioni virtuose, che dimostrano
"come sia possibile garantire copertura e qualità senza sprechi". La
vera innovazione, conclude l’associazione, "non è cambiare per forza, ma
migliorare ciò che funziona, proteggendo le eccellenze esistenti e costruendo
su di esse il futuro della sicurezza cantonale".
La bocciatura da parte di Stabio
Ricordiamo che sulla questione si è già espresso oggi il Municipio di Stabio, secondo cui il progetto Polizia Ticinese “va ritirato”, in quanto "appesantisce ulteriormente la struttura governativa di conduzione della Polizia cantonale e comunale, crea ulteriore burocrazia e trasferisce ai Comuni compiti amministrativi e burocratici".

