Dalla TV
Nucleare, la Svizzera deve fare dietrofront? Il confronto tra Storni e Marchesi
Redazione
21.03.2024 08:53

Un'iniziativa chiede di eliminare il divieto di costruire nuove centrali atomiche in Svizzera andando contro alla strategia energetica 2050, approvata alle urne dagli svizzeri nel 2017. Ne abbiamo parlato con il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi e il consigliere nazionale socialista Bruno Storni.
125’830 svizzeri hanno
sottoscritto l’iniziativa lanciata dai partiti borghesi “stop blackout”. Lo
scopo è chiaro: che il divieto di costruire nuove centrali atomiche venga
soppresso. Implicitamente, almeno. Il testo infatti non menziona gli impianti
nucleari: si limita a sancire che sono ammissibili tutti i tipi di produzione
di energia elettrica rispettosi del clima. Si tratterebbe dunque di tirare un
colpo di spugna su quanto il 58% degli aventi diritto aveva stabilito nel 2017
approvando la strategia energetica 2050. All’epoca il disastro
andato in scena a Fukushima nel 2011 era più vivo che mai nella memoria degli svizzeri. Oggi i tempi sono decisamente cambiati e almeno per alcuni, il
nucleare non fa più così paura, anzi: viene ritenuto necessario. Sul tema hanno
dibattuto a Ticinonews i deputati Piero Marchesi (UDC) e Bruno Storni (Partito
socialista).
Marchesi: “Votare più volte su un tema non è un problema”
Per Marchesi, riportare gli svizzeri alle urne non equivale
a una mancanza di rispetto della volontà popolare, dato che “è data la possibilità
di raccogliere delle firme per lanciare iniziative popolari”, afferma il
deputato democentrista. “Bisogna dire che da quando si votò sulla strategia
energetica 20-50, anche sull'onda emotiva di quanto successo in Giappone, credo
che di acqua sotto i ponti ne sia passata parecchia e dunque anche la
situazione a livello energetico nel continente europeo presenta oggi delle condizioni
che 5-7 anni fa non avremmo mai immaginato”. Oggi “si parla di possibili black
out in Svizzera e ricordo che l'anno scorso il Consiglio federale ha emanato
delle direttive per risparmiare energia e prevenire, quindi credo sia anche
giusto ritornare a parlare del nostro approvvigionamento energetico”.
Storni: “Il nucleare ha dimostrato di non essere rispettoso dell’ambiente”
“Il testo dell'iniziativa dice che la produzione
dell'energia deve essere rispettosa del clima, e io credo che il nucleare abbia
dimostrato di non esserlo”, replica Storni. “Basta chiedere agli abitanti della
provincia di Fukushima. In quello che è successo mi sembra che di protezione
dell'ambiente ci sia ben poco”. Inoltre, ciò che è accaduto in Giappone “sta
costando allo Stato locale tra i 200 e i 300 miliardi”. E sempre per quanto concerne
il rispetto della biosfera, “se il nucleare fosse così rispettoso, non dovremmo
cercare dei posti assurdi per sotterrare per le prossime decine di migliaia di
anni le scorie”.

