Caos TPC
Mauro Ermani: «Io vittima di ingiustizia»
Redazione
15.10.2026 18:45

L’ex presidente del Tribunale penale cantonale spiega per la prima volta in televisione perché inviò i meme alla sua segretaria. E torna sul ricorso contro il decreto d’abbandono relativo alla denuncia mendace nei confronti di Fiorenzo Dadò, annullato dalla CRP.
«Io non credo proprio che la decisione della Corte dei reclami
penali (CRP) sia un copia e incolla del mio ricorso». Si apre così l’intervista
di Mauro Ermani a Detto tra noi, ospite di Andrea Leoni. L’ex presidente del
Tribunale penale cantonale affronta subito la sua decisione di ricorrere contro
il decreto d’abbandono relativo alla denuncia mendace nei confronti di Fiorenzo
Dadò annullato dalla CRP. E per la prima volta chiarisce pubblicamente cosa lo
aveva spinto a inviare alla sua segretaria i famosi meme raffiguranti dei
bambini. Ermani racconta che quei contenuti si inserivano in un
rapporto che definisce franco e confidenziale. «La segretaria mi
raccontava delle difficoltà del figlio un po' dispettoso a scuola. Quelle foto
le ho inviate semplicemente con l'intento di farle notare che anche suo figlio
ha i suoi bei concorrenti, con altri bambini che combinano guai». Ermani
aggiunge inoltre che esiste una quarta immagine mai pubblicata.
Il ricorso e le accuse a Dadò
Quelle foto erano state segnalate alle autorità giudiziarie
dalla Commissione Giustizia e Diritti presieduta da Dadò, che aveva dichiarato
di averle ricevute tramite una lettera anonima, poi risultata falsa. La Corte
dei reclami penali ha ipotizzato una strategia volta a colpire Ermani. Una tesi
smentita categoricamente da Dadò, per cui vale la presunzione di innocenza.
L'ex giudice però non fa sconti, parlando apertamente di una
storia di ingiustizia nei suoi confronti. «È ammissibile che un presidente di
una Commissione così importante menta al procuratore e alla commissione?»,
domanda, riferendosi alla prima versione di Dadò, costatagli un decreto d’accusa
per falsa testimonianza. «Può anche non essere confermato il reato di denuncia
mendace», aggiunge, precisando che il suo obiettivo davanti alla Corte dei
reclami penali era «rimettere la chiesa al centro del villaggio». Detto
altrimenti, restano interrogativi sui fatti e sulle versioni fornite.
Il «caos TPC» e i rapporti tra colleghi
Al di là dell'aspetto penale, in molti hanno ritenuto quei
meme quantomeno inopportuni. Ermani rammenta il clima di allora, con denunce e
contro denunce tra i giudici, il cosiddetto caos TPC, culminato con le sue
dimissioni per ragioni mediche e la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda.
Ma da dove nasce, secondo Ermani, questa guerra tra colleghi? «Da una
certa invidia per quel potere che si diceva io avessi», afferma.
«Se tornassi indietro non la rimanderei»
Infine, affronta la controversia legata alla foto di falli
giganti. «Io sono un boomer», afferma, dicendosi dispiaciuto di averla inviata.
E conclude senza giri di parole: «Se tornassi indietro non la rimanderei di
sicuro».

