Polizia cantonale
La testimonianza di un poliziotto: "Arrivo a casa nervoso e la notte non dormo"
Redazione
29.10.2025 15:59

Foto: ©Gabriele Putzu
Un agente della Polizia cantonale scrive al consigliere di Stato Claudio Zali, chiedendogli di ascoltare il malessere espresso dai suoi colleghi: "Questo momento difficile dura ormai da anni e la verità è che non ce la facciamo più".
Un distacco tra agenti
e superiori che negli ultimi cinque anni “è aumentato drasticamente”, turni
insostenibili e poliziotti che si ritrovano ad eseguire mansioni per cui non
dispongono delle competenze necessarie. È il quadro della Polizia cantonale descritto
da un agente – che ha preferito rimanere anonimo – in una lettera aperta inviata al
consigliere di Stato Caludio Zali. Il “ministro” leghista e responsabile della
polizia, lo ricordiamo, ha dichiarato che al momento l’Esecutivo “non ritiene
di dover attuare delle misure urgenti", in merito ai risultati del sondaggio da cui è emerso un certo malessere all'interno del corpo. Una reazione che l’agente
definisce “sconcertante”. “Nonostante non pretendessimo soluzioni immediate,
ci saremmo almeno aspettati un segnale d’ascolto, un momento di riflessione su
quei 345 collaboratori che rappresentano un chiaro indicatore che qualcosa non funziona”, si legge nella missiva. Anziché cogliere questa occasione per
comprendere meglio il malessere interno, Zali "ha preferito screditare il sondaggio,
ignorando così un’ennesima richiesta d’aiuto che arriva direttamente dai suoi
collaboratori”.
Le conseguenze
La situazione attuale, si legge ancora nella lettera, ha un prezzo: “Arrivo a casa esausto, nervoso, incapace di essere presente con
mia moglie e mio figlio. La notte non dormo e nonostante abbia più volte
esposto la situazione ai miei superiori, nulla è cambiato. Ci viene chiesto di
‘stringere i denti’, ma questo momento difficile dura ormai da anni. E la
verità è che non ce la faccio più". La missiva si conclude
con un appello a Zali: “Può continuare a fingere che tutto vada bene, oppure
può scegliere di affrontare i veri problemi del Corpo di Polizia. Le chiediamo
di investire su di noi, di ascoltarci, di metterci nelle condizioni di svolgere
con dignità e orgoglio il lavoro che amiamo, ma che oggi non ci è più permesso
di fare”.

