Il confronto
La riapertura al nucleare divide la politica
Redazione
30.08.2024 06:45

Pareri contrastanti sulla possibilità di abolire il divieto di costruzione di nuove centrali nucleari. Storni (PS): "Se si lavora correttamente le energie rinnovabili saranno sufficienti". Marchesi (UDC): "Chi si oppone a una reintroduzione del nucleare lo fa per puri fini ideologici”.
Il nucleare divide la politica. Nella
giornata di mercoledì il Consiglio federale ha annunciato il lancio di un
controprogetto indiretto per l’abolizione del divieto di costruzione delle
centrali nucleari. La misura, approvata dal popolo nel 2017, non sarebbe più
adeguata al contesto. A preoccupare, più nello specifico, sono la nuova
situazione geopolitica e la strategia per l’azzeramento delle emissioni nel
paese entro il 2050. Ciò che teme il Governo, in sintesi, è che le
rinnovabili possano non bastare a soddisfare il fabbisogno energetico del
paese.
Storni: "Rösti doveva trovare una mossa per neutralizzare l'iniziativa"
Sebbene l’atomo sia stato definito solo
un’opzione di ripiego dal "ministro" Albert Rösti, la presentazione del controprogetto ha spaccato
la politica. La questione non divide solo le associazioni
del settore, ma anche i partiti. “Ce l’aspettavamo, sappiamo che Rösti è
sempre stato un po’ pro nucleare", commenta il consigliere nazionale socialista Bruno Storni. "Sappiamo che ha da tempo questo
divieto nel mirino, nonostante sia stato appena votato nel 2017, ipotizzando penurie ed
eventualità che già dai tempi si prevedevano, ma che non si avvereranno". Il consigliere federale democentrista "doveva trovare una mossa per neutralizzare l’iniziativa e non ha trovato niente di meglio che togliere questo divieto dalla legge. Vedremo come andrà avanti”.
Marchesi: "C'è soddisfazione"
Di diverso avviso Piero Marchesi,
consigliere nazionale UDC, che reagisce "con soddisfazione. Credo che da
parte di diversi partiti politici, e immagino anche della popolazione, ci
sia la consapevolezza che il nucleare sia una fonte che può aiutare nella
transizione energetica, come d’altronde lo ha definito l’Ue, la quale ha
classificato il nucleare come un’energia che può aiutare a raggiungere questo
obiettivo". Oltre ad essere "un'energia pulita, permette una
certa affidabilità della rete".
Storni: "Certe previsioni dell'industria elettrica non si sono avverate"
Non sono solo le reazioni alla politica
federale ad essere divergenti, ma anche le posizioni sul futuro energetico
svizzero. Secondo Storni, non è necessario ricorrere ad altre fonti di energia
oltre le rinnovabili. “Se si lavora correttamente saranno
sufficienti. C’è ancora un bel potenziale di efficienza energetica", afferma il deputato socialista. "Se negli
ultimi 15 anni non c’è stato un incremento dei consumi malgrado l’aumento della
popolazione e dei riscaldamenti a elettricità, è segno che si è risparmiato".
Quanto successo negli ultimi 5-10 anni "dimostra che certe previsioni portate avanti da decenni dall’industria elettrica non si sono avverate. C’è
comunque un’evoluzione tecnologica che nessuno è in grado di prevedere con
precisione”.
Marchesi: "Chi si oppone al nucleare lo fa per fini ideologici"
Secondo Marchesi, non possiamo ancora
permetterci di rinunciare al nucleare. “Bisogna essere consapevoli che le
energie rinnovabili da sole non potranno soddisfare il fabbisogno energetico
della Svizzera. Penso ad esempio alla mobilità elettrica, alle sostituzioni di
impianti di riscaldamento a nafta con termopompe che richiedono molta
elettricità. Credo che chi si oppone a una reintroduzione del nucleare lo
faccia per puri fini ideologici, cosa che in questi anni ha portato ad avere
bisogno di più importazioni dall’estero, dunque maggiori dipendenti, e
soprattutto a un’impennata dei prezzi”, conclude il deputato democentrista.

