Stampa
Iniziativa sulla neutralità bocciata: il commento dei quotidiani ticinesi
Redazione
28.09.2026 07:14

Il netto «no» alle urne di ieri è stato al centro degli editoriali di questa mattina - Galli: «Una sconfitta totale che preclude ogni serio margine di rilancio» - Guerra: «Un verdetto senza appello»
«Una sentenza senza appello per chi puntava a una
neutralità rigida e fine a sé stessa, ibernandola nella Costituzione». Così il
giornalista del Corriere del Ticino Giovanni Galli ha definito, nel suo
editoriale, il 70% di voti contrari espresso ieri dagli svizzeri all’iniziativa
sulla neutralità. Partita con il botto, l’iniziativa lanciata da Pro Svizzera
(con il massiccio sostegno dell’UDC) «ha progressivamente perso slancio man
mano che dal dibattito pubblico ne emergevano i limiti. Anche il tentativo di
preservarla in parte con un controprogetto è naufragato. Alla fine è stata un
buco nell’acqua, senza attenuanti». Una sconfitta totale, «che preclude ogni
serio margine di rilancio».
Inoltre, ricorda Galli, la scelta dei compagni di
strada «non ha aiutato Christoph Blocher, che di questa iniziativa è stato
ideatore e figura di riferimento. È probabile che le posizioni apertamente
filorusse di alcuni suoi sostenitori e l’appoggio da parte dei comunisti
contrari all’esercito abbiano nuociuto alla causa la necessaria libertà
d’azione e che va continuamente adattata a seconda delle circostanze».
«Verdetto senza appello»
Stefano Guerra
su laRegione parla invece di «un verdetto senza appello, che scongiura il
rischio di dogmatizzare quello che resta pur sempre un semplice strumento,
benché importante, della politica estera elvetica: un mezzo, non un fine, che
in quanto tale deve poter continuare a essere impiegato con la necessaria
flessibilità, a seconda delle circostanze che si verificano nel mondo». L’iniziativa, viene infatti ricordato, non chiedeva un
semplice aggiornamento semantico o formale della vaga nozione di neutralità, «bensì
un cambiamento di prassi». La Svizzera non avrebbe più potuto adottare sanzioni
economiche, tranne che quelle decise dall’Onu, nei confronti di Paesi che
violano il diritto internazionale ricorrendo alla forza armata; e la
cooperazione militare con la Nato e l’Ue sarebbe stata limitata. Invece «potrà continuare
a decidere caso per caso se riprendere o no le sanzioni decise dall’Unione
europea, da altre organizzazioni o da Stati alleati».
Il prossimo appuntamento
Il risultato
di ieri, tuttavia, «non è garanzia di sonni tranquilli». Tra due mesi si voterà
infatti su una modifica di legge «che socchiude la porta all’esportazione e
alla riesportazione di materiale bellico verso Paesi in guerra. Difficile non
intravedervi una minaccia a quell’imperativo di credibilità che imporrebbe a
uno Stato che si dichiara neutrale di perseguire una politica estera
suscettibile di rafforzare la fiducia degli altri Stati nel suo statuto», conclude Guerra.

