Lugano
Giovane ubriaco dà in escandescenze in centro, "una manifestazione di un disagio più ampio"
Redazione
13.08.2025 08:28

Secondo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, ridurre episodi simili a semplici atti di devianza rischia di farci perdere la visione di un quadro complesso. "È indispensabile promuovere spazi di ascolto, mediazione e sostegno psicologico".
“Un evento che, più che
un semplice fatto di cronaca, rappresenta un segnale d’allarme e ci invita a
una riflessione profonda sul contesto sociale ed educativo in cui i giovani
vivono oggi”. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti
Umani prende parola in merito al recente episodio di violenza avvenuto l’11 agosto
nel centro di Lugano. Dietro la reazione aggressiva del giovane protagonista, si
legge in un comunicato, “non si nasconde soltanto un gesto isolato di devianza.
Si tratta invece di una manifestazione di un disagio più ampio e radicato, la
punta di un iceberg che racconta di fragilità invisibili, di sradicamento e di
mancanza di punti di riferimento”.
"Serve una strategia educativa e sociale"
Secondo il
Coordinamento, ridurre episodi simili a semplici atti di devianza “rischia di
farci perdere la visione di un quadro complesso, in cui la repressione o le
soluzioni emergenziali non bastano a intervenire efficacemente”. Al contrario, “serve
una strategia educativa e sociale che sappia riconoscere e affrontare le cause
profonde di questi comportamenti”. È fondamentale che l’educazione ai diritti
umani, alla cittadinanza attiva e alla gestione non violenta dei conflitti “diventi
parte integrante e viva del percorso scolastico, non relegata a sporadiche
lezioni o a semplici nozioni teoriche”.
"Occorre una cultura della corresponsabilità educativa"
Allo stesso tempo, prosegue
la nota stampa, “è indispensabile promuovere spazi di ascolto, mediazione e
sostegno psicologico che permettano ai giovani di far emergere i propri bisogni
e difficoltà prima che si trasformino in violenza, offrendo risposte concrete e
tempestive". Non si può prescindere "da una cultura della corresponsabilità
educativa che coinvolga, insieme alla scuola, anche le famiglie, le istituzioni
e la società civile nel loro insieme, per evitare che i giovani si sentano
abbandonati o esclusi”.

