Locarno
Consegnate 9'402 firme per salvare lo schermo di Vacchini
Redazione
12.09.2025 18:32

Oltre 9400 firme consegnate per salvare lo schermo di Livio Vacchini. La petizione chiede al Festival di fare marcia indietro e tornare a proiettare i film sulla struttura originale. “L’opzione è sul tavolo - spiega il vicepresidente Luigi Pedrazzini - ma dobbiamo trovare soluzioni per ottimizzare i costi”
Si erano
prefissati di arrivare a 8’000 firme, che è il numero del “sold out” in Piazza Grande
durante il Festival ma ne hanno raggiunte 9'402. Con soddisfazione questa
mattina il comitato “Locarno don't touch the screen” ha consegnato le firme alla
direzione del Film Festival e alle autorità cittadine: “L’ecosistema di Piazza Grande, ovvero lo schermo, è di una
qualità tale che non può essere semplicemente pensionato per 150mila franchi di
risparmio all’anno che è meno dell’1% del budget del Festival", ha spiegato Michele Bardelli, architetto
e già municipale di Locarno. Di pensiero differente il vicepresidente Luigi Pedrazzini che replica a Bardelli: “Non
è che ci sono più soldi, ci sono anche molti più progetti ed esigenze di
trovare delle risorse", ricorda Pedrazzini. "Si sono sviluppati progetti collaterali sul piano
internazionale come il BaseCamp rivolto ai giovani. Abbiamo delle pressioni sul
budget molto più importanti rispetto al passato”.
"Ipotesi troppo peregrine"
La consegna è avvenuta nello studio di architettura Livio Vacchini in presenza di Eloisa, la figlia e numerosi sostenitori provenienti
dal mondo della cultura. Tutti con la stessa intenzione: vedere risorgere lo
schermo originale là dove è stato concepito e in nessun altro luogo: “Sono state fatte delle ipotesi che per noi tutte
peregrine - spiega Bardelli - e non
possono avere concretezza. Vorrei esprimermi con le parole di Mario Botta che
in una telefonata di un paio di settimane fa mi ha detto: “Ma non si può
cambiare una cosa che va così bene! Una cosa che è perfetta per lo scopo che
deve servire!”
Il Festival apre ad un dietrofront
Intanto il Festival ha fin da subito aperto un canale di
dialogo e sulla richiesta di un dietrofont resta possibilista. “Fare marcia
indietro è un’opzione sul tavolo – spiega Pedrazzini - ritenuto che si riesca comunque a trovare
degli elementi che ci consentano di abbassare i costi di montaggio e smontaggio
della struttura.” Pedrazzini che vuole però sottolineare l’impegno del
Festival nel curare la qualità delle infrastrutture
temporanee: “Ci siamo impegnati a presentare un concetto che consenta di
avere un’attenzione di qualità verso queste strutture. Penso che sia la
responsabilità culturale ed etica del Festival di andare in questa direzione". E chiude con una frecciatina “Chi di merito dovrà valutare se anche le altre
infrastrutture dei concerti e di Winterland non debbano subire lo stesso tipo
di verifica di qualità".

