Care Team Ticino
"Con il numero di interventi del 2023 siamo ritornati nella media"
Redazione
21.12.2023 08:06

Massimo Binsacca, coordinatore del Care team Ticino, analizza le cifre dell'anno che sta volgendo al termine. "Tra ottobre e novembre abbiamo compiuto 25 interventi. Quello è il periodo in cui la gente è più fragile".
Sono stati 62, fino all’11 di dicembre, gli interventi compiuti
dal Care Team Ticino nel 2023. Un dato in calo rispetto ai 106 del 2022, ma
comunque più alto rispetto ai primi anni di questo servizio, nato nel 2015. “È sempre difficile leggere queste cifre”, analizza il coordinatore del
Care Team Ticino Massimo Binsacca. “Da un lato posso
dire che ora siamo più conosciuti, quindi le
persone si appoggiano molto di più sul
servizio, che è gratuito”. Dall’altro,
probabilmente quello scorso “è stato un anno
"horribilis", dove ci sono stati forse
più eventi e magari anche
il post pandemia. Diciamo che tutto può aver
aiutato questa esplosione dei nostri interventi”. Con
le cifre di quest'anno “siamo invece ritornati nella
media”.
Le possibili cause
Se si guarda la
tipologia degli
interventi, l'anno scorso la categoria dei sucidi costituiva +/4 del
totale, mentre adesso si è passati a 1/3.
“Se penso a questo autunno, tra ottobre e novembre abbiamo compiuto 25 interventi, e solo nel
mese di novembre ci sono stati nove suicidi”,
riprende Binsacca. “Quello è il periodo in cui
la gente è più fragile: ci si avvicina alle feste, subentra un po' di depressione, e c’è anche la difficoltà economica che stiamo
vivendo tutti. Tutto ciò aiuta a fragilizzare le
persone”.
Eventi impattanti
Con il passare del
tempo, l’intervento dei care giver ha subìto alcune modifiche. “Se nei primi
anni andavamo sulla famiglia
della persona che aveva deciso di togliersi la vita, adesso si sta aprendo
anche ai colleghi di lavoro, o all'associazione sportiva
che frequentava. Abbiamo quindi allargato anche alle
vittime indirette di un suicidio”, analizza
Binsacca. La tematica del suicidio può aprire il
discorso dei sensi di colpa molto importanti. “Mi
ricordo un intervento dove un bambino mi disse
‘ieri sera ho fatto arrabbiare il papà, forse è per quello che
si è tolto la vita’. Chiaramente questo è molto impattante
anche per noi: siamo persone, con le nostre
emozioni. Siamo preparati, però si viene comunque
coinvolti”.
Sguardo al futuro
Come detto, il servizio è
operativo in questa
formula dal 2015. Ma quali sono gli obiettivi per
il futuro? “Quest'anno abbiamo proceduto con
il ‘follow up’, che consiste nel contattare le
persone assistite a distanza di mesi dall'evento e devo dire che abbiamo avuto una buona risposta: l'utenza è stata contenta di aver avuto il
nostro supporto”. Si dovrà ora continuare su
questa strada “cercando di perfezionarci
sempre di più, magari
su certe tematiche maggiormente specifiche.
Se penso ad esempio al caso dell'omicidio dei Ronchini di
Aurigeno di quest'anno, l’evento ha comportato
un impiego di forze di 15 care giver per 10
giorni”. Questo “va ad impattare su tutto
quello che è la struttura. Se guardo le cifre dell'anno scorso, si pensava addirittura di
raddoppiare il picchetto, passando a quattro
persone e non più solo due. Abbiamo detto ‘vediamo
come va quest'anno’ e devo dire che siamo ritornati un po' nelle cifre e nella media del passato, e possiamo quindi continuare così. Ma tutto è
perfettibile”, conclude Binsacca.
L'intervista completa a Massimo Binsacca:

