La volata
Canone radio/TV, ecco cosa pensano i cinque candidati ticinesi agli Stati
Redazione
16.11.2023 05:56

Ticinonews presenta le interviste ai cinque candidati ticinesi alla Camera alta in cui Regazzi, Farinelli, Mirante, Chiesa e Gysin daranno la loro ricetta su cinque temi di attualità.
Il tema della
migrazione ha lanciato la volata di Ticinonews al
ballottaggio per l'elezione dei rappresentanti ticinesi al Consiglio degli
Stati. Successivamente, è toccato all’argomento clima. Questa sera invece si
parla di canone radiotelevisivo. Sarebbe giusto portarlo a 200 franchi?
Dovrebbe essere facoltativo? Ecco cosa pensano in proposito Amalia Mirante
(Avanti con Ticino&Lavoro), Alex Farinelli (Plr), Greta Gysin (Verdi e Ps),
Fabio Regazzi (Centro) e Marco Chiesa (Udc).
Mirante: “Le persone hanno tutto il diritto di avere questo accompagnamento”
II tema del canone radiotelevisivo “non va sicuramente
affrontato come sta facendo il Consiglio federale”, afferma Amalia Mirante. “È
un errore enorme pensare di mettere mano all’offerta del servizio pubblico. I
cittadini e le cittadine hanno tutto il diritto di vivere l’intrattenimento e di
vedere lo sport”. Tra l’altro, “dovremmo intenderci su questa idea di volere
solo informazione di educazione e cultura, ricordando che per l’educazione, per
fortuna, ci sono le scuole”. Per Mirante le persone “hanno quindi tutto il
diritto, soprattutto nella Svizzera italiana, di poter avere questa funzione
importantissima dell’accompagnamento, di avere compagnia durante il giorno dalla
radio e dalla televisione, con programmi di qualità e dunque anche con intrattenimento
e sport”.
Farinelli: “Preservare quella che è una dignità rispetto al resto del paese”
Per Alex Farinelli, quando parliamo di canone
radiotelevisivo “in realtà parliamo di rispetto delle minoranze
linguistico-culturali. Noi come italofoni siamo la grande minoranza della
Svizzera, che deve in qualche modo preservare quella che è una dignità rispetto
al resto del paese”. Nei prossimi anni si discuterà della diminuzione del
canone “e dobbiamo sempre tenere presente che nel nostro interesse dobbiamo
difendere una chiave di riparto e dobbiamo difendere il rispetto per la nostra
regione, e quindi non far sì che una revisione di questo canone vada in qualche
modo a scapito di quello che sono l’italianità e il canton Ticino”. Anche perché
“parliamo di centinaia di milioni: il Ticino oggi paga 40 milioni e ne riceve
200”. Se venissero ridotti questi soldi “vorrebbe dire meno posti di lavoro,
meno aiuti per le nostre manifestazioni (pensiamo al Festival del film e all’Osi),
e quindi sarebbe qualcosa di pericoloso per la nostra identità e per il nostro
cantone”.
Gysin: “Qualsiasi taglio si ripercuoterà sulla qualità del servizio offerto”
Secondo Greta Gysin, il tema del canone
radiotelevisivo va affrontato “con molta attenzione, per una regione periferica
di una minoranza linguistica come la nostra”. Il canone “ci permette di avere
una radio e una televisione di qualità, e anche di finanziare radio e
televisioni private”. Per l’informazione e per il servizio pubblico “questo è assolutamente
essenziale e dobbiamo essere coscienti che qualsiasi taglio al canone
radiotelevisivo comunque si ripercuoterà sul personale e sulla qualità del
servizio che ci viene offerto”. In una democrazia il ruolo del quarto potere, del
giornalismo, “è assolutamente essenziale affinché i cittadini e le cittadine siano
informati in maniera equilibrata e corretta, e quindi se vogliamo affrontare
questo tema cerchiamo di non farlo in maniera ideologica, bensì con molto pragmatismo
e con molta prudenza”.
Regazzi: “Il ruolo dell’emittente pubblica è andato un po’ oltre negli ultimi anni”
Fabio Regazzi ricorda che “un’iniziativa polare
che ha raccolto circa 125'000 firme chiede una riduzione del canone a 200
franchi e soprattutto la soppressione del canone a carico delle aziende. Dal
mio punto di vista chiaramente il focus è sul canone prelevato dalle aziende,
che ritengo essere ingiusto e iniquo. Si tratta di una doppia imposizione, perché
viene già prelevato dai dipendenti, e quindi noi ci siamo battuti, come Unione
Svizzera Arti Mestieri, per abolire questo canone”. Vi è stata anche “una mia iniziativa
parlamentare, la quale purtroppo è stata respinta dal Consiglio degli Stati”.
Il dibattito “è lanciato, si tratterà di vedere se ci sarà la possibilità di
trovare un consenso su un eventuale controprogetto, ma credo sia anche
opportuno discutere del ruolo dell’emittente pubblica e del suo mandato, che
sicuramente è andato un po’ oltre negli ultimi anni”.
Chiesa: “Con 200 franchi pagati da tutti i cittadini si può fare l’interesse dell’intero paese”
“Bisogna capire quali sono i compiti principali
di un servizio pubblico”, spiega Marco Chiesa. Un servizio pubblico “costa centinaia
di milioni di franchi all’anno prelevati in maniera obbligatoria dai cittadini
e anche dalle imprese”. 3’0'000 ticinesi “hanno detto che bisogna riformare
questo sistema. Molti magari non guardano neanche la televisione. Io ad esempio
ero contrario alla No Billag, perché penso che un servizio pubblico sia
necessario”. Tuttavia, con 200 franchi pagati da tutti i cittadini “penso che
si possa fare l’interesse sia delle regioni sia dell’intero paese”.

