Ticino
Audit esterno sul clima nella polizia, Zali: «Non abbiamo ceduto a pressioni esterne»
Red. Online
07.05.2026 21:00

Il responsabile politico della Polizia cantonale illustra le ragioni del cambio di passo deciso dal Consiglio di Stato - «È utile avere il polso della situazione oggi, indipendentemente dalle questioni sindacali»
È notizia di oggi: il Consiglio di Stato ha deciso, nella sua seduta
settimanale, di affidare a un ente esterno un audit indipendente sul clima di
lavoro all’interno della Polizia cantonale, con l’obiettivo di disporre di
un’analisi approfondita e oggettiva della situazione. E questo malgrado lo
scorso autunno il
consigliere di Stato Claudio Zali, responsabile politico della Polizia,
replicando a
una mozione firmata da Fiorenzo Dadò (Centro) e Natalia Ferrara (Plr), spiegava che «un audit era prematuro, perché la Polizia cantonale è sana
e non ci sono seri problemi». Oggi, invece, ecco il cambio di passo. «Non siamo impermeabili alla critica, ma dopo
quell’entrata in materia un po’ difficoltosa, era comunque maturata in noi l’idea
di chiedere un audit indipendente, in modo da avere il polso della situazione, senza
necessariamente che si dica che abbiamo ceduto a pressioni esterne», spiega Zali
a Ticinonews.
«Il grado di soddisfazione degli agenti è importante»
L’incarico è stato affidato alla società bernese Ecoplan, specializzata
nell’analisi delle organizzazioni pubbliche e nel settore della sicurezza.
L’obiettivo dichiarato: ottenere una fotografia approfondita e oggettiva delle
condizioni di lavoro, della soddisfazione del personale e della gestione
interna. «Abbiamo fatto delle riflessioni e concluso per l’opportunità
di questo audit», rileva Zali. «Guardando al futuro, per la polizia sarà
un momento di trasformazione ed è quindi utile avere il polso della situazione
oggi, indipendentemente dalle questioni sindacali». Il grado di soddisfazione
degli agenti «è importante, perché il servizio che forniscono è essenziale».
Consiglio di Stato pronto a intervenire
Una decisione, quella dell’audit, che trova soddisfazione
anche da parte di chi aveva collaborato al sondaggio. «Non so perché ci fosse una
certa paura, almeno nelle manifestazioni iniziali», commenta il presidente della Federazione
delle polizie ticinesi, Ivan Cimbri. «In realtà, è sicuramente qualcosa di
positivo. Osserveremo i risultati e vedremo quanto potremo interfacciarci e
cosa si riuscirà a mettere in atto. Ma, ripeto, dal mio punto di vista è qualcosa di
estremamente positivo». I risultati dovrebbero arrivare verso la fine del 2026 e se
dovessero emergere problemi strutturali o un clima realmente teso, il Consiglio
di Stato si dice pronto a intervenire. «Se vi sarà la necessità di un
intervento, esso verrà messo in atto. È uno dei motivi per cui vogliamo avere la conoscenza
dello stato delle cose», conclude Zali.

