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Attività politica e burnout, Mattia: “Il rischio maggiore è quando il lavoro prende tutto il tempo della persona”
Redazione
05.12.2025 07:02

Con lo psichiatra e psicoterapeuta affrontiamo il tema della salute mentale e dell'esaurimento che può colpire chi lavora in settori maggiormente esposti alle critiche della gente. “Vi sono dei segnali premonitori del burnout".
Lunedì
è iniziata la sessione alle Camere federali, ma senza la deputata e co-presidente
del Partito socialista Mattea Meyer. La consigliera nazionale ha spiegato in un post sui social di doversi prendere
una pausa per dedicare del tempo a sé stessa. Il suo è solo l'ultimo caso, in ordine di tempo, in cui una personalità politica esprime la necessità di rallentare il proprio ritmo. Ma cosa distingue un burnout da un semplice momento di stanchezza? “Burnout, come dice la parola,
significa ‘bruciarsi dentro’, non avere più energie perché vi è un significativo
sovraccarico di lavoro che porta a uno stress cronico nel tempo in cui la
persona arriva ad essere esausta", spiega a Ticinonews lo psichiatra e psicoterapeuta Michele Mattia. "In quel caso, si arriva all’alienazione dal lavoro, vissuto quasi come un nemico”. Chi vive invece degli stati di spossatezza
“affronta momenti di stanchezza mentale legati a una maggiore richiesta dell’attività
lavorativa per un certo periodo di tempo". Questi "non conducono a un burnout, a meno che la persona manchi di riconoscere tale spossatezza".
"Serve un equilibrio"
Nel
caso dei politici è anche difficile mettere dei paletti
tra lavoro e vita privata. Questo “è uno dei punti significativi: il rischio maggiore si verifica laddove l’attività lavorativa
prende tutto il tempo a disposizione della persona, dunque i momenti necessari all’equilibrio
con la vita provata e con i propri interessi", prosegue Mattia. "Noi abbiamo sempre bisogno di mantenere una buona armonia fra attività lavorativa (anche intensa) e tempo
libero”.
I segnali da riconoscere
Vi sono comunque dei segnali premonitori che possono far capire a una persona di doversi rivolgere a uno specialista. "Anzitutto, dobbiamo valutare se
quando torniamo a casa riusciamo a liberarci dal
lavoro, o questo rimane nella nostra mente e magari non ci fa addormentare bene, con il
sonno che diventa più corto". In secondo luogo "bisogna valutare se cominciamo a essere più irritabili con chi ci sta vicino e se tendiamo a ridurre le uscite
con gli amici e il tempo da dedicare allo sport o ad altri interessi. Un altro segnale è dato da disturbi fisici come la tensione
muscolare. Sono tutti sintomi che diventano significativi”, conclude Mattia.

