Crisi energetica
“Sostegno ad Axpo? Si aiuta la speculazione senza scrupoli”
Keystone-ats
17.09.2022 15:43

Foto: Immagine Shutterstock
La vicepresidente Udc Magdalena Martullo-Blocher critica il piano di salvataggio per Axpo deciso dal Consiglio federale. “Non salvaguarda la produzione”.
Altro che
approvvigionamento elettrico, quello che garantisce il piano di salvataggio da
4 miliardi di franchi per Axpo è la speculazione: le migliaia di trader
dell'azienda potranno continuare ad agire e la Confederazione passerà alla
cassa. Lo sostiene la vicepresidente Udc Magdalena Martullo-Blocher, che accusa
le società elettriche di essere senza scrupoli e i dirigenti di avere in mente
solo i loro bonus. "Il piano salvataggio non riguarda l'approvvigionamento
della Svizzera", afferma l'imprenditrice in un'intervista pubblicata oggi
dal Blick. "La produzione e la vendita di energia elettrica è solo una
piccola parte dell'attività di queste aziende, soprattutto per quanto riguarda
Axpo. Più importante è l'attività di commercio internazionale: in marzo Axpo ha
impiegato 65 miliardi di franchi in transazioni speculative. È quasi il nostro
bilancio federale! Nel frattempo, la produzione di energia elettrica dell’azienda
è già stata venduta all'estero per gli anni a venire. Ora la speculazione in
stile casinò sta quasi per affossare e Axpo e la Confederazione deve
intervenire".
“Stiamo salvando la speculazione”
Secondo la 53enne occorre mettere in sicurezza la parte svizzera di Axpo, “ma con il salvataggio non salviamo la produzione, bensì la speculazione. Stiamo parlando anche di transazioni a termine non coperte, con le quali 2’000 trader hanno speculato in modo aggressivo pensando ai bonus. E la cosa peggiore è che questo trading non viene vietato nemmeno ora: Axpo può continuare a speculare e il governo federale pagherà".
Cosa dice il Governo
Il Consiglio federale
sostiene di aver esaminato attentamente il dossier, tuttavia "il rapporto era
lungo tre pagine”, rincara la consigliera nazionale. “È stato messo insieme
velocemente durante il fine settimana. Non è un esame serio. Il Governo ha
ritenuto che in gioco vi fosse l'autosufficienza della Svizzera, anche se i
baroni dell'elettricità hanno a lungo respinto ogni responsabilità in merito”.
La Confederazione “dovrebbe stabilire delle condizioni: i rischi devono ora
essere ridotti. Nel caso di Ubs, la parte del rischio è stata esternalizzata in
una cosiddetta bad bank. E qui? Niente".
“Alla fine paga il cliente”
Il Consiglio federale
si vanta di aver chiesto un interesse dell'11% per il prestito, prosegue la
dirigente aziendale che è numero uno di Ems-Chemie, il principale datore di
lavoro dei Grigioni. "Ma chi paga alla fine? Il cliente dell'elettricità,
anche nella fornitura di base. Le società elettriche sono senza scrupoli. Le
persone che vi lavorano hanno in mente solo la massimizzazione dei propri
bonus". Ma “l'avidità di dividendi dei cantoni è altrettanto
negativa", prosegue Martullo-Blocher. A suo avviso i cantoni sono in parte
responsabili della situazione. "I nove proprietari di Axpo devono pagare
almeno una parte del salvataggio. Nessuna banca potrebbe operare con un
capitale così ridotto come le grandi società elettriche. Eppure nessuno ha
controllato o chiesto una gestione più prudente”. I cantoni “hanno chiuso un
occhio e teso la mano". Per l’imprenditrice, che esprime dubbi anche sulle
competenze dei membri del consiglio di amministrazione di Axpo, i cantoni
dovrebbero mettere sul tavolo 1 miliardo di franchi.
Non spetta alla Confederazione sostenere le imprese di importanza sistemica"
Lo scopo di Axpo “non
è mai stato quello di gestire un casinò", insiste la deputata federale in
carica dal 2015. L'azienda e le altre società energetiche “avrebbero dovuto
essere obbligate a garantire l'approvvigionamento di elettricità a basso costo
della Svizzera. Ora la Confederazione si lascia ricattare da Axpo". Ma
tutto questo - ribattono i giornalisti del Blick - non è una conseguenza della
liberalizzazione del mercato elettrico voluta proprio dai partiti borghesi?
"Non abbiamo mai avuto una liberalizzazione completa", risponde la
responsabile della politica economica in seno ai vertici Udc. "Le famiglie
e le piccole imprese dipendono ancora dall'azienda elettrica locale e hanno
tariffe basate sui costi. Nel frattempo, i grandi consumatori hanno potuto
acquistare elettricità a basso costo sul mercato libero. Chi lo ha fatto
avrebbe dovuto anche assicurarsi. Le aziende che hanno perso questa occasione
non possono ora aspettarsi che tutti gli altri paghino. Se un'impresa o un
settore è di importanza sistemica, sono i cantoni a doverla sostenere, non la
Confederazione".

