L’Alternativa
Centrale di Birr: il piano B in caso di penuria energetica
Filippo Suessli
08.11.2022 21:30

La prima centrale di emergenza sta sorgendo nel canton Argovia. Potrebbe entrare in funzione già da febbraio 2023, ma lo farà solo in caso di effettiva penuria energetica.
L’inverno sarà un’incognita dal punto di vista energetico e
questo è ormai un dato di fatto. Confederazione e cantoni si sono infatti mossi
con puntuali campagne di sensibilizzazione, e quanto messo in campo in fatto di
riserve sembra poterci regalare una stagione fredda tutto sommato tranquilla. Ma
se così non fosse? C’è anche un piano B e si chiama centrali di emergenza. La
prima di queste sta sorgendo a Birr, nel canton Argovia, e l’Ufficio federale
dell’energia ha pubblicato oggi un documento che ne svela i segreti.
La struttura
Nel parcheggio nord del sito della general electric di Birr
si sta predisponendo lo spazio per installare otto generatori TM2500. Si tratta
di turbine alimentate a gas o a gasolio che possono anche essere spostate su un
camion. Hanno potenza complessiva di 250 megawatt, ossia un quinto di ciò che
può produrre la centrale nucleare di Leibstadt. La struttura di Birr, che ha un
costo di 470 milioni di franchi, è la prima delle nuove centrali di riserva e
dopo un test a gennaio potrebbe entrare in funzione già da febbraio 2023.
Tuttavia, lo farà solo in caso di effettiva penuria energetica. Sarà
smantellata nel 2026.
Chi è contrario
L’operazione non ha però riscosso solo consensi. Da un lato
vi sono gli abitanti del villaggio argoviese, che hanno partecipato in massa a
una serata informativa sollevando le proprie preoccupazioni, legate in
particolare all’inquinamento. La centrale, infatti, se brucerà gas produrrà 2,8
tonnellate di ossidi di azoto e 6,64 tonnellate di monossido di carbonio ogni
giorno. Se brucerà gasolio produrrà invece 4,8 tonnellate di ossidi di azoto e
2,8 di monossido di carbonio. Numeri che hanno costretto le autorità a innalzare
temporaneamente i limiti consentiti per legge di queste emissioni. C’è poi la
questione dell’inquinamento fonico: da contratto i generatori non dovranno
emettere più di 74 decibel, un rumore comunque molto alto per le case poco
lontano. Per questo, oltre alla posa di filtri silenziatori, è prevista la
costruzione di un riparo fonico e, eventualmente, il finanziamento di finestre
maggiormente isolate per le abitazioni vicine. Infine, oltre alle
preoccupazioni degli abitanti, vi sono quelle di chi è sensibile al clima. Un
mese fa, infatti, alcuni attivisti hanno manifestato di fronte al sito e hanno
promesso di continuare a farlo. Si oppongono all’utilizzo di tecnologie
inquinanti e rumorose per la produzione di energia.

