Criminalità
“Carlos” resta in prigione
Keystone-ats
08.11.2022 17:41

Il giovane “Carlos” si trova da più di cinque anni ininterrottamente in regime di detenzione preventiva o di sicurezza. Nei suoi confronti è stata ordinata la custodia cautelare.
Il giovane
delinquente zurighese un tempo conosciuto con il soprannome "Carlos",
ma che oggi preferisce farsi chiamare con il suo vero nome Brian, non uscirà di
prigione come inizialmente deciso dal Tribunale cantonale di Zurigo. Il
giudice dei provvedimenti coercitivi ha infatti ordinato la custodia cautelare.
Rischio di recidiva
Il Ministero pubblico
ha indicato oggi a Keystone-Ats che la detenzione di Brian è stata decisa a
causa del rischio di recidiva. Ulteriori dettagli non sono stati comunicati. Brian,
che oggi ha 27 anni, ha problemi con la giustizia da quando aveva nove anni e
ha alle spalle una lunga serie di condanne per reati violenti: in tutto più di
30, di cui due da maggiorenne. La vicenda più grave risale al 2011, quando
accoltellò ripetutamente alla schiena un giovane, che riportò gravi ferite.
Inchiesta per lesioni e minacce
Il giovane si trova
da più di cinque anni ininterrottamente in regime di detenzione preventiva o di
sicurezza. Stando alla nota del Tribunale cantonale, dev'essere rilasciato
perché la detenzione di sicurezza risulterebbe più lunga della condanna con cui
potrebbe essere confrontato. Nei suoi confronti è in corso un'inchiesta per
lesioni personali e violenze e minacce contro funzionari commesse in prigione
fra il gennaio 2017 e l'ottobre 2018. Secondo il Tribunale, si può quindi
pensare che la pena prevista sia già stata scontata.
Il reportage che lo rese “famoso”
Con il rinnovo della
detenzione preventiva, la decisione del Tribunale cantonale è però da
considerarsi nulla. Contro il prolungamento della custodia cautelare può essere
inoltrato ricorso al Tribunale cantonale. In ogni caso, fino a una sentenza
cresciuta in giudicato, Brian resterà in carcere. A fare diventare
"Carlos" un caso "nazionale" è stato un reportage
televisivo del 2013, in cui si riferiva delle misure di presa a carico decise
nei suoi confronti dalla giustizia minorile. Il tutto ad un costo di circa
29'000 franchi al mese: una cifra a prima vista esorbitante, ma paragonabile ai
costi di una presa a carico in una struttura chiusa.

