Calcio
Pierluigi Tami sulle convocazioni in Nazionale: "I club fanno pressioni sui propri giocatori"
Redazione
18.10.2024 15:30

Foto: ©Gabriele Putzu
Il direttore delle Nazionali svizzere Pierluigi Tami è intervenuto a Fuorigioco per parlare delle rappresentative rossocrociate. Le sue analisi spaziano dallo stato di forma attuale della Nazionale al calendario troppo fitto.
Un periodo non del tutto roseo quello che sta passando la
rappresentativa rossocrociata di calcio. La Svizzera, infatti, non brilla nel
torneo continentale di Nations League. La squadra di Murat Yakin occupa l’ultima
posizione con un solo punto guadagnato in 4 partite giocate. Mancano solo due
partite al termine della fase a gironi e se la Nazionale elvetica non dovesse
ottenere dei risultati positivi, l’ultima posizione significherebbe
retrocessione. Per il direttore delle Nazionali svizzere Pierluigi Tami non è una
situazione tranquilla: “La situazione è brutta. Se guardiamo solo la classifica
e i numeri non possiamo essere contenti, soprattutto per quel che riguarda le
reti subite: 10 gol in 4 partite sono troppi”. Dati che preoccupano l’ambiente,
soprattutto dopo il cammino all’Europeo positivo: “Questa è un’altra squadra”, dichiara
Tami. “I giocatori presenti all’Europeo non stanno come stavano in quel
periodo. È un processo di crescita che chiede tempo. La Nazionale non è come un
club; il numero di partite giocate è nettamente minore. La Nations League è una
competizione importante in cui ci misuriamo con squadre forti. È un’opportunità
per gettare le basi per un obiettivo più importante, ovvero la qualificazione
al Campionato del Mondo del 2026”, sostiene Pierluigi Tami. “Siamo coscienti
che se non mettiamo intensità al gioco, il problema si estende sulla qualità, soprattutto dal punto di vista tecnico e tattico. Un anno fa giocando
contro il Kosovo o contro la Bielorussia, anche se non eri al 100%, riuscivi a
fare risultato. Contro le migliori squadre, invece, non è possibile”, dichiara Tami.
Giocatori marginali nei propri club
Pierluigi Tami solleva il problema dello stato forma di alcuni giocatori
all’interno della rappresentativa e riconduce le cause al ruolo marginale che
alcuni elementi hanno all’interno dei loro club: “Ci sono dei calciatori che giocano
regolarmente nei loro club e dal punto di vista della soddisfazione personale sono
estremamente pronti. Altri giocatori, invece, stanno soffrendo la situazione
all’interno del loro club: penso a quei giocatori che hanno un ruolo marginale nella
loro squadra. So benissimo che coloro che giocano da settimane o mesi solo 10
minuti a partita, hanno poi difficoltà a costruire uno stato psicofisico
adatto. La staff - che sta facendo un buon lavoro - deve fare delle scelte e
variare sul piano tattico, senza stravolgere la nostra idea di gioco”, sostiene
Tami.
Il valore della Nations League e le pressioni dei club
La Nations League è una competizione nata nel 2018 ed è
arrivata alla quarta edizione. Il torneo non è - per ora - entrato nel cuore degli
appassionati. Vale lo stesso ragionamento per i giocatori? Per Pierluigi Tami è
una problematica reale. Le pressioni dei club sono concrete: “Esistono da anni.
I club fanno pressioni sui propri giocatori, chiedono loro di non esporsi
troppo e arrivano talvolta a rinunciare alla Nazionale. Io aprirei un altro
discorso. Il calendario internazionale è troppo fitto. Akanji è uno dei primi
che in Premier League si è lamentato. Dopo l’Europeo ha sì avuto qualche giorno
di libero, ma il club gli ha fatto pressioni per tornare il prima possibile. Comprendo
anche il timore dei club: il Manchester City, società in cui milita Akanji, ha
perso dei giocatori a causa di infortuni capitati con le proprie rappresentative”, dichiara Tami. E ancora sulla competizione: “Tutte le federazioni sono contente
della Nations League, soprattutto quelle più piccole, perché hanno la
possibilità di competere con le pari livello. Questa competizione è importante
per noi perché ci dà l’opportunità di misurarci con le migliori squadre d’Europa.
Siamo chiamati sempre a dare del nostro meglio. Solo in questo modo possiamo
crescere. In questo momento stiamo inserendo nuovi giocatori e posso
comprendere che possano essere in difficoltà. In questo ultimo raduno avevamo
Garcia, Fernandes, Monteiro, Rieder, Ugrinic, Witzig, Zeqiri: tutti calciatori
che si stanno approcciando alla ‘Nati’. Contro la Danimarca ho visto una
reazione dal punto di vista agonistico. È evidente, comunque, che in questo
momento abbiamo dei limiti, però lo staff sta facendo di tutto per trovare
delle giuste soluzioni”, afferma il direttore delle Nazionali svizzere.
Bilancio negativo
Il bilancio della Nazionale da giugno 2023 a ottobre 2024
narra 4 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte in 17 partite, tolta la parentesi
dell’Europeo le vittorie sono solo 2. Questa situazione mette sotto la lente d’ingrandimento
il Commissario Tecnico Yakin, ma per Tami l’allenatore non è in bilico: “Questi
risultati sono sempre stati fatti dalla Svizzera, anche con altri allenatori. Nel
2014 con Ottmar Hitzfeld non ci siamo qualificati ad un Campionato Europeo e nessuno
mette in discussione il suo operato. In questo momento noi siamo concentrati
sul percorso sportivo. Il dato più preoccupante sono i gol subiti in tutte queste
partite (ndr. 25 da giugno 2023). Dobbiamo partire da una solidità importante
in fase difensiva. Oggi la Svizzera vuole sempre fare gioco e lo sta facendo
contro tutti. In Serbia avevamo l’80% di possesso palla e abbiamo creato poco. Dobbiamo
fare tesoro di questa situazione. Alle qualificazioni per i Mondiali le
condizioni non saranno tanto diverse. Le Nazionali più importanti sono
attrezzate numericamente in maniera diversa: questa è una differenza. Dobbiamo
imparare dagli insegnamenti delle sconfitte sul campo”, afferma Tami.
Il livello dei singoli
Una riflessione da fare è anche sul livello degli attuali
giocatori che compongono la rosa della Nazionale. Talvolta alcune
rappresentative sono semplicemente più forti: “La Serbia e la Danimarca, sul
piano del gioco, sono al nostro livello, forse la Danimarca un po’ di più e la
Serbia un po’ di meno”, sostiene Tami. “Solo la Spagna è superiore sulla carta.
Sicuramente presi a uno a uno le altre squadre possono contare su elementi più
importanti, ma questa è la storia della Svizzera. Embolo in questo momento non
sta bene. A Monaco gioca poco. In passato la Nazionale ha avuto situazioni
simili: Shaqiri giocava poco con il proprio club, ma la ‘Nati’ gli dava spazio.
Questi sono i migliori calciatori svizzeri per la nostra rappresentativa: è la migliore
squadra che possiamo avere in questo momento. Dobbiamo prenderci cura di questi
giocatori. A volte la Nazionale permette loro di trovare fiducia per superare
il ‘momento no’”.
Su Granit Xhaka
Nella partita contro la Danimarca il capitano Granit
Xhaka consegna il pallone ad Eriksen che può così calciare velocemente la punizione
che manda in rete Isaksen. Per Pier Tami non è da confondere un errore
individuale con la leadership all’interno dello spogliatoio: “Non dobbiamo confondere
la leadership a quello che può essere un errore. Anche i leader sbagliano e commettono
più errori rispetto ad altri perché si prendono più responsabilità. Il gesto di
Xhaka è un’ingenuità, ci sta, fa parte del calcio. Mi dispiace che altri
giocatori non siano riusciti ad ovviare a questo errore. Perché potevamo
leggere diversamente la situazione”, sostiene Tami. “Xhaka rimane un leader e
lo dimostra sempre. Contro la Danimarca ha fatto un’ottima partita. È il giocatore
che in assoluto corre più di tutti”, dichiara Tami.
Quanto pesano gli addii illustri?
Nell’ultimo periodo la Nazionale ha dovuto dire addio a
tre giocatori di rilievo nell’economia della squadra: Sommer, Shaqiri e Schär. In
porta, Kobel ha subìto 10 reti in 4 partite, ma secondo Tami lui non ha colpe: “Non
possiamo dargli delle colpe. In queste partite ci ha salvato da un passivo che
poteva essere maggiore. Le tre partenze non sono state sottovalutate, bensì
rispettate. Sono tre giocatori che hanno fatto tanto per la nostra Nazionale.
Anche la scelta di Kobel in porta da parte del processo di crescita. L’anno
scorso ha giocato la finale di Champions League. È stato nominato miglior
portiere in Germania. È un valore importante per noi, ma in queste situazioni
anche lui è nuovo".
Il fallimento della U21
La Nazionale U21 è arrivata terza nel girone di
qualificazione agli Europei dicendo così addio alla competizione cantonale. Un
campanello d’allarme per il futuro? Pierluigi Tami non è del tutto tranquillo: “In questo momento è la
notizia che fa più male. Era una qualificazione che si doveva ottenere. Il fallimento
non arriva dall’ultima partita in Romania, bensì dai risultati precedenti che
nonostante il dominio territoriale si è portato a casa poco. Purtroppo, dopo
due Europei consecutivi non siamo riusciti a ripeterci. C’è comunque la
necessità che più giovani giochino in Super League. Il campionato è aumentato a
14 squadre e il problema è che in Challenge League abbiamo meno formazioni. Ci
sono dunque meno posti per i giovani formati nella categoria cadetta. Non è più
una questione di qualità, ma di quantità”, conclude il direttore delle Nazionali
svizzere Pierluigi Tami.

