Carmine Giuseppe Nicoletta
Zone 30 km/h a Lugano, libertà, sicurezza e il valore del dibattito pubblico
Redazione
10.03.2025 11:41

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Negli ultimi giorni, il
dibattito sulle zone 30 km/h a Lugano è presente in tutte le piazze. La
questione della riduzione della velocità nelle aree urbane non è soltanto una scelta
tecnica o amministrativa, ma riguarda la sicurezza, la vivibilità della città e
il modo in cui intendiamo condividere gli spazi pubblici. Tuttavia, il modo in
cui la discussione viene condotta da alcuni attori lascia spazio a perplessità.
Un episodio emblematico
Recentemente, durante una
passeggiata nel centro di Lugano, mi sono imbattuto in un volontario del
comitato referendario "FERMI TUTTI!", impegnato nella raccolta firme
contro la generalizzazione delle zone 30 km/h. Il mio casco da moto ha attirato
la sua attenzione e, con un sorriso complice, mi ha chiesto di firmare,
insinuando che chi guida una moto non possa che essere contrario alle
limitazioni di velocità. Alla mia risposta negativa, ha reagito con una battuta
sarcastica: "Non mi dire che tu rispetti i limiti!". Il sottinteso
era chiaro: secondo lui, il fatto di essere motociclisti significa, prima o
poi, infrangere le regole.
Al di là del tono della
conversazione, che personalmente ho trovato inappropriato, questo episodio
solleva una questione più ampia: qual è il livello del dibattito pubblico su
questo tema? Può un confronto tanto importante per la città ridursi a battute e
stereotipi, oppure utilizzando un argomento infondato come la libertà delle
persone?
Il cuore della questione, sicurezza e vivibilità
Al di là delle dinamiche
comunicative, il punto centrale rimane la sicurezza stradale e la qualità della
vita urbana. Chi si oppone alla diffusione delle zone 30 km/h sostiene che
questa misura penalizzi la mobilità privata, allunghi i tempi di percorrenza e
danneggi il commercio locale. Ma queste paure sono realmente fondate?
Esperienze in molte altre città
hanno dimostrato il contrario: ridurre la velocità nei centri urbani ha portato
a una significativa riduzione degli incidenti stradali, senza impatti negativi
rilevanti sul traffico. Inoltre, una città più sicura e accessibile incentiva
le persone a muoversi a piedi o in bicicletta, aumentando la frequentazione
delle attività commerciali locali. Questo modello ha già mostrato benefici
tangibili in città come Zurigo, Ginevra e molte altre.
L'argomento delle "multe
per fare cassetta" è altrettanto discutibile. Chi rispetta i limiti non ha
nulla da temere. L'obiettivo delle zone 30 km/h non è sanzionare, ma prevenire
incidenti, migliorare la qualità della vita urbana e non limitarsi a difendere
un concetto astratto di libertà individuale degli automobilisti.
Libertà di movimento o anarchia stradale?
Un altro aspetto ricorrente
nel dibattito è l'idea che limitare la velocità rappresenti una restrizione
della libertà individuale. Ma è davvero così? La libertà di movimento non può
prescindere dalla sicurezza collettiva. Una città in cui le persone possono
attraversare la strada senza paura, dove i ciclisti non rischiano la vita ad
ogni incrocio e dove i bambini possono giocare nei quartieri senza pericolo è
una città più libera, e non meno.
Rispettare le regole di
convivenza non significa subire un’imposizione ingiusta, ma accettare un
principio basilare della vita in comunità: la libertà di ciascuno termina dove
inizia quella degli altri. Rendere le strade più sicure significa garantire a tutti,
automobilisti compresi, un ambiente urbano più sereno e funzionale.
Un invito al confronto costruttivo
L'episodio che ho vissuto con
il "cacciatore di firme" è solo un piccolo esempio di come il
dibattito pubblico possa scivolare in dinamiche poco costruttive. Invece di
ridurre la questione a una battaglia ideologica, sarebbe più utile un confronto
basato su dati concreti, esperienze nazionali e internazionali e una visione
chiara della Lugano che vogliamo per il futuro.
Il referendum sulle zone 30
km/h non è solo una scelta amministrativa, ma un'opportunità per riflettere sul
nostro modo di vivere la città. Chiunque abbia a cuore la sicurezza, la
sostenibilità e la qualità della vita dovrebbe porsi una domanda semplice:
vogliamo una città pensata per le auto o per le persone?
Il dibattito è aperto e
merita di essere affrontato con una visione orientata al benessere collettivo,
ponendo al centro l'idea di una città più vivibile, sicura e sana. Ridurre la
velocità significa rendere le strade più accoglienti per tutti, ridurre l'inquinamento
e migliorare la qualità della vita. Una Lugano con meno traffico frenetico e
più spazi sicuri per pedoni e ciclisti è un obiettivo concreto che può
migliorare il quotidiano di tutti i cittadini.
Carmine Giuseppe Nicoletta

