Cc-Ti
Votazioni federali del 27 settembre 2026, la Cc-Ti invita a votare due volte NO
Redazione
16.09.2026 12:29

Foto: ©Gabriele Putzu
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La Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e
dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) raccomanda di votare NO alle due
iniziative popolari federali sottoposte al voto il prossimo 27 settembre 2026.
Secondo la valutazione della Cc-Ti, l'iniziativa «Salvaguardia della neutralità
svizzera (Iniziativa sulla neutralità)» potrebbe ridurre il margine di manovra
della politica estera, mentre l'iniziativa «Per un'alimentazione sicura –
mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate
alimentari vegetali e acqua potabile pulita» potrebbe introdurre nuovi vincoli
e costi per imprese, filiere e consumatori.
Per la Cc-Ti, la Svizzera deve poter reagire con pragmatismo
ai cambiamenti internazionali e garantire condizioni quadro affidabili alle
imprese. Le due iniziative perseguono obiettivi rilevanti; gli strumenti
proposti, tuttavia, introdurrebbero rigidità costituzionali e costi che,
secondo la Cc-Ti, limiterebbero tale capacità.
Neutralità: preservare flessibilità e capacità di
mediazione
La neutralità è un elemento distintivo della Svizzera, uno
strumento al servizio della pace, del dialogo e della mediazione e un fattore
di stabilità anche per l’economia. La Cc-Ti ritiene tuttavia che una sua
definizione rigida nella Costituzione potrebbe limitare la capacità delle
autorità federali di adattarne l’applicazione alle evoluzioni del contesto
internazionale e di contribuire, con strumenti adeguati, alla sicurezza e alla
cooperazione internazionale.
In un contesto internazionale segnato da tensioni,
trasformazioni degli equilibri economici e nuove sfide alla cooperazione tra
gli Stati, è essenziale che la Svizzera mantenga il margine di manovra
necessario per condurre una politica estera coerente con i propri principi. Un
quadro troppo vincolante potrebbe ridurre la flessibilità indispensabile per
tutelare gli interessi del Paese e delle sue imprese e, al tempo stesso, per
continuare a favorire il dialogo, la mediazione e la ricerca di soluzioni pacifiche.
Diversi principi richiamati dall’iniziativa sono già parte
della prassi svizzera: la neutralità è permanente, il Paese non aderisce ad
alleanze militari, non partecipa a conflitti tra Stati terzi, applica le
sanzioni dell’ONU e offre i propri buoni uffici. Secondo la Cc-Ti, la nuova
disciplina costituzionale restringerebbe invece la possibilità di riprendere
altre sanzioni non militari e di cooperare con partner internazionali in
materia di sicurezza, anche quando tali strumenti contribuiscono a tutelare
l’indipendenza e gli interessi della Svizzera.
Per una Svizzera aperta, fortemente orientata
all’esportazione e impegnata nella cooperazione internazionale, è fondamentale
preservare una capacità di adattamento che permetta di affrontare con
pragmatismo le sfide future, sostenere il dialogo e tutelare gli interessi del
Paese e delle sue imprese. Secondo la Cc-Ti, l’attuale impostazione della
neutralità offre già un quadro adeguato per conciliare questi obiettivi e non
necessita di un irrigidimento costituzionale.
Alimentazione: sicurezza e sostenibilità, evitando il
rischio di nuovi vincoli e costi
La Cc-Ti condivide l’obiettivo di rafforzare la sicurezza
alimentare della Svizzera e di promuovere un’agricoltura sostenibile,
innovativa e attenta alla tutela delle risorse naturali e al benessere animale.
La sua opposizione non riguarda queste finalità, ma gli strumenti proposti
dall’iniziativa, che rischiano di introdurre rigidità costituzionali e di
compromettere la competitività economica, la libertà imprenditoriale e
l’apertura commerciale del nostro Paese.
Il mondo economico riconosce il valore della sostenibilità,
della cura del territorio, del benessere animale e della responsabilità sociale
d’impresa (CSR). Gli investimenti nell’innovazione, nell’efficienza delle
risorse e nella tracciabilità delle filiere possono contribuire alla tutela
dell’ambiente, alla vitalità delle regioni e a modelli di produzione e consumo
più responsabili. Per la Cc-Ti, tali risultati possono essere perseguiti più
efficacemente con misure proporzionate, capaci di valorizzare l’impegno delle
aziende e di preservarne la capacità di investire e adattarsi.
L’iniziativa mira, inoltre, a portare il grado di
autoapprovvigionamento netto almeno al 70% entro dieci anni. Alla luce dei
limiti territoriali e produttivi della Svizzera, la Cc-Ti condivide i dubbi
sulla concreta realizzabilità di questo obiettivo nei tempi previsti. Un
adeguamento così rapido potrebbe incidere sugli investimenti già effettuati
dalle aziende agricole e alimentari e richiedere interventi capaci di condizionare
sia le scelte produttive sia quelle di consumo. La sicurezza alimentare, la
sostenibilità e la protezione delle risorse sono peraltro obiettivi già
presenti nell’ordinamento e nei lavori sulla futura politica agricola.
L’introduzione di obiettivi dettagliati a livello
costituzionale potrebbe ridurre la flessibilità necessaria per adeguare nel
tempo le politiche agricole e alimentari. Secondo la Cc-Ti, gli strumenti
previsti rischierebbero inoltre di aumentare gli oneri regolatori per le
imprese e di rendere meno adattabili le catene di approvvigionamento. Ne
potrebbero derivare maggiori costi lungo la filiera e prezzi alimentari più
elevati, con ripercussioni sulle famiglie e sulle attività legate al settore,
dalla ristorazione al commercio.
La Cc-Ti auspica una politica agricola equilibrata, capace
di coniugare sostenibilità ambientale, tutela del territorio, benessere
animale, innovazione e integrazione nei mercati internazionali. A suo giudizio,
le misure dovrebbero essere valutate in base alla loro efficacia, ai costi per
imprese e consumatori e alla compatibilità con catene di approvvigionamento
aperte. Pur riconoscendo la rilevanza degli obiettivi perseguiti, la Cc-Ti
ritiene che l’iniziativa non offra garanzie sufficienti su questi aspetti.
La raccomandazione della Cc-Ti
La Cc-Ti invita pertanto la popolazione a votare NO a
entrambe le iniziative il prossimo 27 settembre 2026. A suo giudizio,
preservare flessibilità, apertura e competitività richiede di evitare vincoli
costituzionali che potrebbero ridurre il margine d’azione della Svizzera di
fronte alle future sfide economiche e internazionali.

