Maurizio Tamagni
Violenza giovanile, il rischio è che possa succedere di nuovo l'irreparabile
Redazione
14.08.2025 12:18

Foto: ©foto garbani
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Come presidente della Fondazione Damiano Tamagni, come padre
e come cittadino sono molto preoccupato dalle notizie dei recenti episodi di
violenza giovanile successi a Lugano e non solo.
Non posso fare a meno di ripensare a quello che successe 17
anni fa che portò alla morte di Damiano e alle varie avvisaglie che
precedettero il fatale avvenimento. Nei mesi precedenti ci furono notizie di
pestaggi che purtroppo si rilevarono il preludio della tragedia. Il mio timore
è che prima o poi possa succedere di nuovo l’irreparabile.
La Fondazione Damiano Tamagni ha lo scopo di prevenire la
violenza giovanile, oltre all’aiuto alle vittime, in questi anni ha portato
avanti molti progetti e iniziative. Chiaro che è difficile valutare l’esito
della prevenzione se i numeri sono limitati (per fortuna), ma siamo fiduciosi
che il nostro impegno abbia contribuito ad aiutare qualche giovane.
La morte di Damiano suscitò grande emozione, tanto che il
solo fatto contribuì a calmare il trend di violenze tra giovani, il governo
creò una commissione dedicata che portò diverse proposte di prevenzione. Chiaro
che con il passare degli anni l’emozione va calando e gli autori dei fatti
attuali, nel 2008 erano appena o non ancora nati.
Cosa fare? È da molto che ci penso. Da parte mia quando ho
la possibilità di comunicare con i giovani, semplicemente raccontando i fatti,
credo di trasmettere emotivamente loro le mie emozioni ed ho sempre percepito
che il mio intervento sia risultato molto utile. Però non posso raggiungere
tutti per i miei limiti di tempo e di energie.
La Fondazione ha anche a disposizione un mezzo di
prevenzione molto importante, il cortometraggio di Marco Bitonti “La Violenza
Senza Maschera”. In poco più di 30 minuti racconta una vicenda ispirata a
Damiano, riportando fatti quasi fedelmente alla realtà, però nel tempo attuale
e non a carnevale, adattandola a qualsiasi luogo e realtà. Con esso si
evidenziano molto bene le conseguenze tragiche sia per la vittima sia per gli
aggressori.
Tornando all’attualità concordo con chi dice che gli autori,
soprattutto se minorenni abbiano la consapevolezza di una certa impunità,
specialmente se la vittima non ha delle conseguenze fisiche gravi. Certo che i
giovani debbano sapere che nella vita ci siano delle conseguenze ai propri
gesti, però mi chiedo cosa fanno i genitori di questi ragazzi? Credo che la
maggiore responsabilità sia da imputare loro e che dovrebbero subire delle
conseguenze dai reati commessi dai loro figli minorenni.
Questa era una delle proposte della commissione costituita
17 anni fa, ma c’è stato chi affermò che così si andava a colpire le famiglie
già in difficoltà. Vero! Ma allora i figli delle famiglie “sane” devono poter
subire le conseguenze delle azioni dei figli delle famiglie in difficoltà?
Certo che la maggior parte delle famiglie e dei ragazzi non
hanno questi problemi. Però a mio modo di vedere la violenza giovanile non
nasce solo dalle famiglie disagiate, credo che genitori di ogni ceto sociale,
essendo presi da molte sollecitazioni e bisogni (a volte superflui) della vita,
non dedichino il dovuto tempo ai figli che vengono poi compensati fin dai primi
anni concedendo loro tutto. In questo modo si creano dei piccoli dittatori che
poi nell’adolescenza saranno difficili, se non impossibili da gestire.
Che fare? La Fondazione ha già proposto un progetto
indirizzato ai neo genitori e cercato di organizzare degli incontri, ma risulta
molto difficile perché se si riesce a farlo, i partecipanti sono solo quelli
che non ne hanno bisogno.
Punizione per i ragazzi, perché non toglierli il cellulare?
La Fondazione Damiano Tamagni, nel limite delle proprie
possibilità è sempre a disposizione di enti e autorità per eventuali
collaborazioni.
Maurizio Tamagni, presidente della Fondazione Damiano Tamagni

