Adam Barbato - Shoufani
Venezuela: una strana dittatura
Redazione
09.01.2026 08:07

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È notizia recente che
il Movimento per il Socialismo (MpS), assieme ad altre sigle, abbia deciso di
organizzare una manifestazione “contro tutti gli imperialismi” in riferimento
all’aggressione statunitense del Venezuela. Essendo stato uno fra i primi in
Svizzera ad organizzare un presidio contro tale crimine internazionale
(tenutosi domenica scorsa a Bellinzona), al quale MpS non ha voluto
partecipare, mi permetto di porre qualche perplessità circa l’appello che il
movimento ha diffuso ai media nostrani per invitare a tale manifestazione. In
questo viene infatti dedicato un ampio paragrafo per distanziarsi con
convinzione dal presunto regime dittatoriale di Maduro, esprimendo una forte
critica verso “le
irregolarità elettorali del governo (…), la sua risposta sproporzionata
alle manifestazioni spesso violente dell’opposizione, la limitazione dei
diritti democratici ed il peggioramento delle politiche sociali realizzate da
Chavez”. Tale premessa chiarisce da subito come i “compagni” si siano purtroppo
piegati alla retorica del “né con Trump, né con Maduro”: un opportunistico
tentativo di depoliticizzare il discorso per raccogliere consensi facili. Oltre
a ciò, le accuse rivolte al governo bolivariano sono piene di contraddizioni
che smaschero di seguito.
Parliamo anzitutto di elezioni: nel 2024 (e non solo) siamo stati
bombardati per giorni di notizie che dipingevano le elezioni venezuelane come
una sorta di circo nel quale ormai era palese a tutti che il risultato era
stato truccato per attribuire la vittoria a Maduro. Peccato che il sistema
elettorale venezuelano sia uno dei più sicuri al mondo: il voto elettronico è
infatti accompagnato da un doppio riscontro cartaceo, che consente controlli
incrociati e verifiche a posteriori. A sostegno del suo funzionamento
praticamente ineccepibile si sono espressi l’ex presidente USA Jimmy Carter
(non certo un amicone della Rivoluzione bolivariana), osservatori di UNASUR,
osservatori del Consiglio di Esperti Elettorali dell’America Latina, figure
come José Luis Rodríguez Zapatero e, ultimo ma non ultimo … anche il dottor
Franco Cavalli, il quale compare con mia sorpresa fra i firmatari del suddetto
appello. Potremmo inoltre ricordare che la legittimità della vittoria di Maduro
sia stata riconosciuta sia dall’ONU che dalla netta maggioranza dei partiti in
corsa elettorale, anche se qui in Occidente ormai la voce della verità è sempre
la vincitrice del premio Nobel per la “Pace” Maria Corina Machado, da sempre
schierata con le ingerenze statunitensi. A questo proposito mi chiedo cosa
intenda MpS nella sua ultima rivendicazione, quando chiede che vengano svolte
“elezioni democratiche” in Venezuela; e quelle prima che cos’erano allora?
Veniamo ora alla questione dell’assenza di democrazia e alla repressione
interna: anzitutto ricordo che nel Paese esiste la pluralità partitica e
che l’opposizione controlla da anni interi municipi e aree urbane, Caracas
compresa: si pensi a realtà come Chacao, Baruta ed El Hatillo, amministrate da
forze apertamente ostili al governo bolivariano. Per quanto riguarda la
repressione, sarebbe bene saper contestualizzare il dato del Venezuela e
paragonarlo, ad esempio, con il nostro. In Europa abbiamo NATO ed UE che
inventano minacce inesistenti, tipo la Russia che vuole arrivare a Lisbona, e
di conseguenza vengono annullate elezioni democratiche perché a Bruxelles non
gradiscono i risultati (vedi Romania), cittadini di stati neutrali vengono
sanzionati con l’unica colpa di avere un’opinione diversa (vedi il caso del
nostro concittadino, il colonnello svizzero Jacques Baud, sanzionato
dall’esecutivo UE) e professori universitari vengono censurati. In Venezuela,
al contrario, le minacce sono reali: aggressioni militari statunitensi,
sostegno dell’opposizione interna da parte di USA e Israele e regime di
sanzioni durissime imposto da decenni; sarebbe interessante vedere cosa faremo
noi al loro posto!
E sono proprio le sanzioni a far scricchiolare la narrazione di MpS
sul presunto “peggioramento
delle politiche sociali realizzate da Chavez”: è infatti un miracolo che lo
stato sociale avviato dal suddetto presidente sia banalmente ancora in piedi
nonostante l’imposizione di alcune delle più aggressive sanzioni economiche
statunitensi al mondo, un miracolo rafforzato nel 2025 con l’incredibile
crescita economica dell’8% che il Paese ha registrato.
Insomma, MpS dice a parole di solidarizzare con il
Venezuela, ma di fatto ripete la propaganda che gli americani usano per
giustificare il sequestro di Maduro. Si tratta infatti di una solidarietà di
cartone, che viene da chi fino all’altro giorno ha sempre condannato il
coraggioso antiimperialismo venezuelano. Una simile presa di distanze dal governo bolivariano non solo è
totalmente inopportuna, ma denota nuovamente il disfattismo e l’incoerenza di
questo movimento. Per questo motivo il mio invito ai sinceri antiimperialisti è
quello di diffidare da chi mette diecimila mani avanti quando si tratta di
solidarizzare con un Paese, il Venezuela, che da anni resiste alle aggressioni
militari ed economiche di Washington, ma che non esita neppure per un secondo a
schierarsi, ad esempio, con il regime di Kiev!
Adam Barbato - Shoufani, coordinatore della
Gioventù Comunista

