Fausto Rotanzi
Vallemaggia: figli di uno Stato minore
Redazione
10.12.2024 20:48

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Il Lavizzarese Mario Donati,
parafrasando il titolo di un film di tendenza allora in voga, anni fa aveva
pubblicato con un titolo simile un articolo con il quale descriveva la deriva
socio-economica nella quale veniva lasciata, con noncuranza, la nostra regione
periferica. Non ho presente i contenuti precisi di quell’articolo però mi è
rimasto impresso il titolo, molto significativo. Un titolo che si presta bene
ad essere rispolverato nell’attuale contesto. La notizia che Berna non è
disposta a compiere alcun sforzo straordinario in relazione allo straordinario
evento alluvionale patito a fine giugno dall’Alta Vallemaggia, non può che
lasciarci increduli e amareggiati. Per salvare situazioni fallimentari sconcertanti
(Swissair, Credito Svizzero), causate da filibustieri strapagati che non hanno
dovuto rispondere di nulla alla giustizia, da un giorno all’altro si sono
trovati miliardi (e non milioni) e ora si viene a parlare di basi legali … nei
paraggi della fossa degli orsi qualcuno ha perso il senso del ridicolo! Quelli sono
stati interventi dovuti, per evitare guai ben peggiori all’economia nazionale,
ma questo significa che non occorre alcuna base legale – oppure la si fa – per fare spese straordinarie nei momenti del
bisogno e ora è la Vallemaggia ad avere bisogno. Nel nostro caso, di enti con
poche risorse, l’aiuto è anche sorretto da motivi di solidarietà nazionale che
non possono essere negati in quanto sono parte fondamentale del nostro Stato
federale. Il contributo promesso in 7,5 milioni è un affronto alla nostra dignità di
cittadini perché non ha nulla di eccezionale in rapporto alla devastazione
patita e che ora dobbiamo sistemare con un grande impegno, molto del quale
poggia su un volontariato tanto generoso quanto
bistrattato da questa infelice decisione.
Il Sindaco di Lavizzara, Gabriele
Dazio, manifesta indignazione e non può essere altrimenti e con lui tutti gli
amministratori locali si chiedono cosa ci stiamo a fare! Se nemmeno in
un’occasione come questa ci viene data una concreta attenzione cosa dobbiamo
pensare? Più che lavorare a gratis (o quasi), mettendoci tanta
energia, cosa si vuole ancora da noi? Si sta approfittando oltre misura del nostro attaccamento al nostro
territorio e questo è una totale mancanza di rispetto e di riconoscenza. La
nostra sarà anche una regione periferica ma è una regione che, grazie ai suoi
abitanti – che risultano in gran parte di passaporto svizzero, residenti su
territorio svizzero – è viva, presente, partecipe, luogo di storia e di cultura,
area pregiata di svago per chi abita nei centri urbani e
cerca ristoro o ricreazione. Non reputo necessario dilungarmi in spiegazioni e
riferimenti. Basti pensare alla Valle Bavona, sito protetto d’importanza nazionale,
che è un angolo della Nazione d’incredibile fascino e unico per vari aspetti,
vuoi culturali o naturalistici, meta di numerosi turisti che ne possono solo testimoniare
l’eccezionalità. Anche dal lato economico la Vallemaggia ha dato e dà tanto. Oltre al settore agricolo, con i suoi prodotti
di pregiata gastronomia a chilometro zero, vi è la storica attività delle cave
e il nostro granito e il nostro marmo, pietre di qualità, abbelliscono varie
città della Svizzera e d’Europa e fanno sfoggio in non so quanti siti d’arte.
Vi è pure un importante settore forestale. È di questi giorni la pubblicazione,
a cura del Museo di Valmaggia, presso la Armando Dadò Editore, di un
interessantissimo libro dal titolo emblematico: Lo sfruttamento idroelettrico
della Maggia. Uno libro che fa la storia, nei suoi variegati risvolti, di uno
sfruttamento che ha certamente giovato anche alla Vallemaggia ma che ha fatto
soprattutto la ricchezza d’importanti regioni della Svizzera tedesca. Per tutto
questo, ora Berna non ha altro da dirci che non abbiamo bisogno di aiuti
straordinari, dopo che la Presidente Viola Amherd è stata tra i primi a
costatare l’entità e la vastità del disastro. Ma la distanza tra Berna e la
Vallemaggia è sempre stata una costante, relegati dalla storia o forse dalla
geografia ad essere figli “minori” che non vanno considerati più di tanto. La
Vallemaggia non ha mai beneficiato d’impieghi federali e quei pochi sono
spariti, dapprima le guardie di confine e recentemente i buralisti postali.
Occorre adeguarsi all’evoluzione dei
tempi e alle nuove tecnologie e non mi sembra il caso di fare rivendicazioni
fuori luogo, però va detto che quello che abbiamo perduto non è mai stato
compensato in alcun modo e questo si chiama … abbandono!
Anche l’Esercito – che abbiamo molto
apprezzato nel supporto dato in questo tragico evento – è sempre stato poco
presente in Valle e da anni nemmeno si fanno più i corsi di ripetizione che
erano un riferimento importante d’identità
nazionale. Poi Berna non ha trovato di meglio che confrontarci con leggi
penalizzanti la cui applicazione da noi non è diritto bensì ingiustizia, ma
siamo una minoranza insignificante che nulla conta, soprattutto in voti.
Sul tema dei rustici Berna non ha
mai voluto considerare la nostra specificità e questo ha causato enormi
difficoltà che si potevano ragionevolmente evitare. Sulle residenze secondarie
ci siamo visti imporre normative che forse sono pertinenti in poche realtà
d’altri Cantoni ma che da noi non hanno ragione d‘essere. Di questi tempi siamo
confrontati con il grave problema dei dezonamenti che, nel nostro caso, oltre a
generare molto lavoro e molte incomprensioni, precludono quel poco di sviluppo demografico
e non risolvono assolutamente nulla. E come scordare la protezione attiva del lupo,
che fa strage non solo di pecore ma anche di piccole aziende agricole, sulle
quali poggia il nostro settore primario. Tutte leggi per noi eccessivamente sfavorevoli
ed onerose, che fanno a pugni con il nostro Stato federale che dovrebbe privilegiare
le autonomie locali e che invece applica assurdamente delle normative su tutto il
territorio nazionale, quasi ci fosse qualcosa in comune tra le Valli del Ticino
e le rive del Lemano o il contesto fortemente urbanizzato di Zurigo. Già
eravamo lontani da Berna e quest’ultimo atto non fa che darne un‘amara
conferma. È ora e tempo di reagire, è ora e tempo di manifestare il nostro
disagio e di non accettare passivamente questo trend penalizzante e quindi inaccettabile.
È proprio il nostro orgoglio di essere Svizzeri che deve farci reagire per
rivendicare quell’attenzione che meritiamo. Ma dobbiamo dare visibilità alla
nostra indignazione perché non
sia di pochi ma collettiva, quindi efficace. Allora mandiamo a Berna un
messaggio forte e chiaro:
LA VALLEMAGGIA È SVIZZERA!
Chi è con la Vallemaggia trasmetta subito questo semplice appello all’indirizzo della
Consiglio federale, e-mail: [email protected] (con copia a [email protected]). Contando
sulla solidarietà di tutti quanti hanno a cuore la Vallemaggia e le zone
periferiche in generale, non esitiamo a farci sentire. Vogliamo
essere Svizzeri a pieno titolo, non solo nei discorsi del
primo d’agosto!
Fausto Rotanzi,
presidente del Patriziato di Peccia

