Diego Erba
Un’infelice didascalia
Redazione
09.09.2025 09:12

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Da alcuni giorni sono in vendita i francobolli per il
Centenario del Patto di Locarno. È indubbiamente una bella iniziativa quella
promossa dal Municipio di Locarno che richiama l’attenzione su questo
importante avvenimento storico che ha visto la città e il Locarnese
protagonisti cento anni fa della politica internazionale.
Il francobollo riprende l’immagine esposta nella bella
mostra allestita nelle sale del Castello Visconteo e dedicata al Patto di
Locarno. Sono raffigurati, con le rispettive firme, i delegati riuniti il 16
ottobre 1925 nella sala delle conferenze nel Palazzo del Pretorio.
Il francobollo sarà diffuso soprattutto in Svizzera, ma
della Svizzera ha solo la dicitura Helvetia e il costo di 120 centesimi. Non
conosco il grafico che l’ha ideato né la composizione della giuria che l’ha
scelto. A me disturba profondamente l’infelice didascalia che accompagna
l’immagine: Centenary of the Locarno Pact 1925 – 2025. È mai possibile
che in una nazione che da sempre valorizza e promuove le sue lingue nazionali
ci si dimentichi di utilizzare la lingua italiana e di scrivere correttamente
Centenario del Patto di Locarno 1925 – 2025? Pur considerando la portata
internazionale della Conferenza, si tratta di un’ulteriore offesa alla nostra
lingua e alla nostra cultura ed è pure una mancanza di rispetto del Ticino, che
per la nostra Costituzione è “una repubblica di lingua e cultura
italiane”. A mio giudizio questa lodevole iniziativa del Municipio avrebbe
meritato qualcosa di meglio.
Troppo frequentemente ci si dimentica di ciò che ci
contraddistingue e si utilizza quindi la scorciatoia dell’inglese, una lingua
certo utile ma che non ci appartiene. Così la recente petizione a
sostegno dello schermo di Livio Vacchini è intitolata “Locarno: don't touch the
screen! “, oppure la manifestazione invernale in Piazza Grande è denominata
Winterland o ancora si ringraziano, in italiano e con il solo e immancabile
“Thank you for your visit!”, i turisti che scendono in funivia da Cardada, dimenticandosi
che la maggior parte degli ospiti sono svizzero tedeschi. Non lamentiamoci
quindi se Oltre Gottardo si riserva poca attenzione alla lingua italiana. Ben s’addice in questo caso il proverbio “chi la fa l’aspetti!”
È bene ricordare che le lingue - soprattutto in una
situazione come quella svizzera - sono in realtà qualcosa di più e di diverso.
Sono un particolare modo di sentire e di leggere la realtà, sono l'espressione
d’identità e di culture diverse che costituiscono l'originalità e la ricchezza
del modello elvetico. Purtroppo il francobollo del Centenario non ne ha tenuto
conto.
Diego Erba

