Manuele Bertoli
Una risposta al comunicato del Movimento della Scuola
Redazione
22.08.2024 19:02

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Le narrazioni
inveritiere sono fastidiose quando ti concernono, perché da un lato le vorresti
sempre correggere, proprio perché fasulle, mentre sarebbe forse più saggio
seguire Dante nel suo “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.
Oggi non seguirò il
sommo poeta.
Il Movimento della
scuola non ha resistito a tirarmi in ballo in data odierna, a partire da una
storia recente su cui non dirò nulla, sostenendo che da anni nel Dipartimento
che ho diretto fino all’aprile 2023 vigeva una gestione del personale a carattere
verticistico e autoritario, che prevedeva l’impiego frequente e spesso
indiscriminato delle inchieste amministrative per poter smorzare gli animi dei
docenti che rivendicavano un ruolo attivo e partecipativo nella scuola, nonché
un clima sottilmente intimidatorio.
Una ridicola fandonia, non sostanziata, buttata lì così,
tanto per far cattivo sangue, che in mancanza di argomenti migliori si è voluto
gettare in pasto all’opinione pubblica in questo caldo agosto e che non posso
che respingere con forza. Mi indichino i signori del Movimento della scuola, se
ne hanno gli estremi, alcune delle inchieste amministrative “indiscriminate”
“volte a frustrare gli animi dei docenti attivi e partecipativi” che il
Dipartimento avrebbe promosso quando ne ero direttore: visto che a loro dire
sono state frequenti, non sarà difficile trovarne almeno quattro o cinque.
Attendo con pazienza.
L’unica sempre menzionata è quella che il Consiglio di
Stato, non il Dipartimento, ha aperto sui docenti che usavano indebitamente la
posta elettronica lavorativa facendo SPAM, anche dopo essere stati pregati di
interrompere questa pratica non ammessa da una decisione governativa. Se questa
è intimidazione, allora dovremmo ammettere che lo sia anche, ad esempio, il
provvedimento che il docente prende contro un allievo di scuola media pescato a
usare il cellulare in classe dopo essere stato avvisato più volte di non farlo,
o la brutta nota rifilata a un allievo pescato a copiare quando è chiaro a
tutti che non si fa; o forse per i docenti valgono regole speciali?
La denigrazione a buon mercato non è mai corretta, ma lo
è soprattutto quando viene da organizzazioni professionali che chiedono
giustamente rispetto per la categoria che difendono. Il rispetto, prima di
pretenderlo, andrebbe praticato, soprattutto per la verità.

