Diego Baratti
Una crisi di cui nessuno parla
Redazione
20.12.2022 06:20

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Oggi, girando nelle piazze, tra i bar e i consigli comunali
e i parlamenti, ci sono due grossi temi che tengono banco: la crisi energetica,
e quella climatica. Ma oggi esiste, o meglio persiste, una terza crisi, non
meno grave delle altre, di cui nessuno parla, o di cui si preferisce parlare un
po’ timidamente: quella dei migranti.
Titoli come “Migranti: la situazione si complica”, oppure
“Centri rifugiati sotto pressione” che erano molto dibattuti e accesi quattro
anni fa, oggi, non sembrano più fare breccia nella popolazione, nonostante il
problema sia più attuale che mai, e potrebbe presto assumere dimensioni ben più
gravi di quello dell’ultima legislatura.
E con l’Europa che litiga, fa pace e poi litiga ancora sul
come gestire e allocare i migranti, con il nuovo Governo Meloni che
(finalmente) fa la voce grossa contro la Francia, e complice la difficile
situazione causata dalla guerra in Ucraina, anche la Svizzera sta subendo gli
effetti di questa nuova (anche se forse sarebbe meglio semplicemente scrivere
prolungata, vista che nuova non è) crisi. Dati alla mano, entro la fine del
2022, il governo federale prevede 22.000 nuove richieste di asilo e
l’ammissione di fino a 120.000 ucraini. Includendo l’immigrazione attraverso la
libera circolazione delle persone e dai Paesi terzi, solo quest’anno
arriveranno nel nostro piccolo Paese fino a 240.000 persone, ossia un aumento
di quasi del 3% della nostra popolazione in un anno solo.
Una situazione critica, perché queste persone, come
d’altronde noi che già in Svizzera risediamo dalla nascita, hanno bisogno di
acqua, di elettricità, di infrastruttura, di trasporti, e di lavori. A
proposito di lavoro, un altro dato interessante: negli scorsi anni, il tasso di
assistenza sociale è del 90%, per i rifugiati dell’85% anche dopo 5 anni di
permanenza in Svizzera. Non proprio incoraggiante.
Ecco perché è importante che la Svizzera scorpori lo statuto
S e ritorni poco attraente per gli immigrati clandestini. Le leggi devono
essere adattate in modo tale che i richiedenti asilo respinti debbano lasciare
immediatamente il Paese e che sia finalmente rinnovato l’orami vetusto sistema
d’asilo attuato in Svizzera, in modo da evitare di consegnare lo stato di
rifugiato in Svizzera a migranti economici e i turisti dell’asilo.
La Svizzera è un paese accogliente, lo è sempre stato e
continuerà ad esserlo. Ma dobbiamo capire che il nostro sistema di accoglienza
di basa per una immigrazione di qualità, non di quantità. Questo è imposto
anche dalle nostre strutture e risorse. Aiutiamo queste persone, ma dove
possiamo realmente farlo.
Diego Baratti
Presidente Giovani UDC

