Paolo Ortelli
Una casa per la giustizia ticinese: un atto di responsabilità politica
Redazione
04.10.2023 12:08

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
È passato quasi un ventennio da
quando in questo cantone si è cominciato a prendere coscienza sulla necessità,
già allora evidente, della situazione logistica critica della magistratura, ed
in particolare del comparto più rilevante da sempre presente sul territorio
della città di Lugano. Una presenza storica, lungimirante eredità dello sviluppo
di questo cantone, che sin dai suoi albori si è fondata sullo storico asse:
Bellinzona capitale, Locarno magistrale, e appunto, la magistratura sulle rive
del Ceresio. Scelta di politica e sviluppo territoriale armonioso mai messa in
discussione nella storia di questo cantone respingendo anche, qualche appetito
regionalistico, sempre gestito però con saggezza, sull’altare del pragmatismo e
della logica operativa. Logica regionalistica che ancora oggi, in modo strisciante,
ahinoi, sembra anacronisticamente aleggiare quale spiffero da retrobottega di
partito. Sta di fatto che oggi, con colpevole ritardo accumulato negli anni non
senza una buona dose di superficialità politica, ci ritroviamo a fare i conti
con il “non fatto”, a fronte di una situazione logistica del Palazzo di
giustizia ormai non più sostenibile. La casa della magistratura, istituzione
costitutiva dei valori democratici e del corretto funzionamento del sistema
paese per uno stato di diritto, cade a pezzi. Si, perché che se ne dica, al di
là di una magistratura che nonostante le condizioni sempre meno adeguate
continua a restare di qualità, il “contenitore”, lo spazio dedicato a questa
importante istituzione, non può essere messo in secondo piano o con disarmante
superficialità, associato alla voce irrilevante o di importanza minore. Per
ogni istituzione, infatti, ed a maggior ragione per la giustizia, valore, riconoscimento
e rispetto sociale, da sempre passano, anche dal contesto qualitativo in cui
essa viene messa nelle condizioni di operare. Il contenitore conta, eccome se
conta, perché traduce il peso ed il valore che lo stato e i suoi cittadini gli affidano.
Ora eccoci alla resa dei conti, il nostro parlamento tra qualche mese sarà
messo nelle condizioni di porre le basi della tanto attesa soluzione, che a
fronte di decantati “piani B” inesistenti, passa esclusivamente dall’approvazione
del credito per l’acquisto dello stabile EFG (ex Banca del Gottardo) quale prima
tappa di un processo di risanamento complessivo che verrà a compimento, è bene
ricordarlo, non prima del 2032.
Un passo senza il quale l’intero
processo di risanamento del Palazzo di giustizia, verrebbe a cadere. Una
decisione che, come se non bastasse, è anche “minacciata” dal referendum
obbligatorio per investimenti superiore ai 30 milioni di franchi voluta dal
Parlamento, che potrebbe portare il tema, in assenza di una solida convergenza
politica, in votazione popolare.
Insomma, una strada tutta in
salita dove la fondamentale distinzione tra il concetto d’investimento e di
spesa dovrà dar prova di essere finalmente compreso, con onestà intellettuale,
dalla politica in primis e dal paese tutto. Senza dimenticare le non
trascurabili ricadute economiche su più anni correlate a questa scelta
operativa alle quali la nostra economia non può restare indifferente.
Attenzione quindi a non scherzare
con il fuoco, perché per la magistratura e la sua dignità operativa, siamo ormai
quasi fuori tempo massimo. Non accettare il disegno che nell’acquisto dello
stabile EFG ha la sua chiave di volta, significherebbe dare un preoccupante
segnale di sfiducia alle istituzioni fondanti ed al Cantone intero, rimandando
irresponsabilmente il tutto sine die. Senza il coraggio delle idee,
senza soluzioni alternative, e di fatto, minando profondamento il valore della
giustizia ticinese e il suo corretto funzionamento futuro.
Paolo Ortelli, Deputato al Gran
Consiglio PLRT

