Giuseppe Cotti
Un uomo è un uomo, una donna è una donna (giusto?)
Redazione
10.10.2023 11:24

Foto: ©Chiara Zocchetti
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In 16 anni di politica sono finito in un certo numero di
polemiche, spesso cacciandomici da solo. Non avrei mai pensato, però, che sarei
stato trattato da bigotto e fascista solo per avere sostenuto un’idea condivisa
da tutti i docenti di biologia, dal Consiglio federale e da una netta
maggioranza della popolazione svizzera – l’idea che non esiste un terzo sesso.
Scimmiottando le derive anglosassoni, anche in Svizzera si stanno infatti
moltiplicando gli sforzi per escludere dall’arena pubblica chi osa mettersi
contro i nuovi dogmi «woke». Per chi osa ripetere semplici verità scientifiche
(perché di Verità, con la «V» maiuscola, si tratta) la strategia di scomunica è
ben collaudata, e inizia con le accuse di «odio», «violenza» e aggressività» –
come se esprimere disaccordo fosse diventato un reato penale.
L’unica
consolazione è che qui dove mi trovo, nel gruppo delle «pecore nere», sono in
una compagnia ottima e sempre più numerosa. L’ultima campagna di bullismo
digitale, in ordine di tempo, è stata lanciata qualche giorno fa per
«cancellare» una cantante irlandese, Róisín Murphy. La sua colpa: essersi espressa
in pubblico contro i potentissimi farmaci somministrati a migliaia di
adolescenti sani, per impedirne l’ingresso nella pubertà. Qualche anno fa,
un’identica gogna pubblica era stata montata per screditare J.K. Rowling,
l’adorata creatrice di Harry Potter, accusandola del nuovo peccato capitale –
la «transfobia».
Il punto è che personaggi di questa dimensione (e ricchezza,
nel caso della Rowling) non devono temere granché da questi «shitstorm». Chi li
attacca sa benissimo di potere fare loro al massimo la ghilìtiga – ma non fa
nulla, perché il vero obiettivo è un altro. Questi estremisti si stanno
rivolgendo a tutti noi, persone normali, con un messaggio di intimidazione
preventiva: «Se riusciamo a infastidire gente famosa e potente, pensa cosa
possiamo fare a uno qualunque come te, alla tua reputazione e alla tua carriera
– perciò, è meglio se te ne stai zitto».
Con buona pace dei fanatici, nostrani
e internazionali, coloro che difendono il buon senso non vogliono tacere e
hanno un messaggio chiaro, che in Ticino è già emerso durante il dibattito
sull’Agenda scolastica del Cantone: tenete questa folle ideologia lontana dai
nostri bambini. Le persone adulte facciano quel che vogliono del loro corpo, ma
smettetela con la propaganda che confonde i minorenni.
Non smetteremo di
batterci, perché questa non è una «polemica estiva»: è una tragedia nazionale.
Dal 2018, in Svizzera, sono già state praticate decine di doppie mastectomie a
bambine sane, alcune delle quali avevano poco più di 10 anni di età. È un atto
scellerato che va fermato, e per il quale la Storia del futuro sicuramente ci
giudicherà.
Prendete nota: scommetto che qualcuno, in futuro, dovrà fare
ammenda per questa vergogna – così come la Chiesa deve giustamente pagare per i
gravi abusi dei suoi preti e lo Stato svizzero ha dovuto riparare allo scandalo
delle misure coercitive del Novecento.
Giuseppe Cotti, vicesindaco di Locarno e candidato al Consiglio nazionale per il Centro

