Matteo Buzzi
Un no davvero pacifista alla «neutralità armata»
Red. Online
07.09.2026 16:01

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Mentre la Svizzera viene tappezzata da una subdola
cartellonistica con colomba e slogan «No alla guerra» e pure un comitato di
sinistra pseudo-pacifista inneggia alla neutralità armata, anche nel movimento
pacifista qualcuno può comprensibilmente sentirsi disorientato.
Per decenni, il pacifismo svizzero ha perseguito un'idea
chiara: una Svizzera senza esercito, capace di costruire la propria sicurezza
sulla cooperazione, sul diritto internazionale, sulla solidarietà tra i popoli
e la difesa civile nonviolenta, anziché sulla deterrenza armata. Chi votò per
le iniziative «Per una Svizzera senza esercito» nel 1989 e nel 2001 lo fece
proprio per questo: la vera neutralità non si difende con fucili, missili,
cannoni e aerei da combattimento, ma attraverso il disarmo, la diplomazia e
strumenti nonviolenti.
L'iniziativa dell'UDC va nella direzione opposta: essa
introduce esplicitamente nella costituzione al capoverso 1 il concetto di
neutralità armata. Nulla invece riguardo alla riduzione dell'esercito, oppure
agli investimenti nella diplomazia o
nella difesa nonviolenta. L'apparato militare nazionale sarebbe quindi
rafforzato a livello costituzionale e non tarderebbe ad esserlo ulteriormente
anche nella realtà. Del resto, è proprio
l'UDC il principale sostenitore del riarmo in corso, che assorbe enormi risorse
finanziarie e contribuisce a imporre tagli miopi e dolorosi in quasi tutti gli
altri settori della Confederazione. Ed è sempre l‘UDC che vuole allentare il
divieto di esportazione di armi per poter lucrare sulla preparazione delle
guerre.
Quella dell'UDC è dunque una neutralità armata, per certi versi guerrafondaia,
che si prepara ostinatamente alla guerra, senza mettere in discussione un solo
franco di spesa militare.
Pacifismo e nonviolenza non significano passività o
indifferenza, significano opporsi, con mezzi nonviolenti, alle ingiustizie, ai
crimini, alle violenze e ai soprusi dei potenti — siano essi istituzioni,
aziende, governi o stati aggressori. Non prendere posizione di fronte a
un'aggressione, nascondendosi dietro una neutralità assoluta è complicità
silenziosa. Questa complicità l’abbiamo osservata con tristezza e molto
imbarazzo, mentre si consumava e si consuma tutt’ora il genocidio a Gaza e la
pulizia etnica in Cisgiordania.
La vera scelta pacifista chiede l'esatto contrario
dell'isolazionismo dell'UDC: meno esercito, più diplomazia, più cooperazione
internazionale, più solidarietà e il coraggio di schierarsi dalla parte delle
vittime e contro gli oppressori, attraverso strumenti nonviolenti, tra cui
anche le sanzioni e il boicotto. Abbiamo bisogno di un'altra idea di difesa
nazionale: una difesa civile non armata e nonviolenta. In Italia se ne discute
da tempo, dalle intuizioni di Aldo Capitini e Alexander Langer ai «Corpi Civili
di Pace», fino alle proposte per una Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta,
orientata a prevenire i conflitti e proteggere le popolazioni senza ricorrere
alle armi.
Votiamo quindi un chiaro NO all'iniziativa per la neutralità.
Matteo Buzzi, deputato
Verdi in Gran Consiglio, Locarno.

