Marco Noi
Un deciso no alla riforma tributaria
Redazione
10.05.2024 14:38

Foto: © Verdi del Ticino
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Il 9 giugno si voterà anche sulla riforma tributaria. I
referendisti contestano solo 2 delle 5 misure di tale riforma, ovvero quelle a
favore degli alti redditi. Le altre 3 misure condivise anche dai referendisti –
maggior deduzione per spese professionali, facilitazioni per il trapasso
aziendale e le donazioni, così come la facilitazione per il prelievo di capitale
previdenziale – hanno dovuto essere ripresentate con delle iniziative
parlamentari, poiché come sempre accade su questioni fiscali, il Governo ha
presentato le misure in un unico pacchetto, così da non poterle se del caso referendare
separatamente.
Capovolti i termini della solidarietà
Come funziona il meccanismo lo abbiamo potuto vedere in
questi ultimi mesi. Da una parte si tagliano le prestazioni e i servizi alla
cittadinanza, mentre dall’altra ciò che si è “risparmiato” viene riversato ai
redditi sopra i 30'000 franchi al mese. Un vero e proprio travaso di ricchezza da
chi ha meno forza finanziaria a chi ne ha di più, in barba all’art. 6 della
Costituzione svizzera il quale dice che “ognuno assume le proprie
responsabilità e contribuisce secondo le proprie forze alla realizzazione dei
compiti dello Stato e della Società”. Questa revisione tributaria capovolge
invece i termini della solidarietà: chi ha meno deve essere più solidale con
chi ha molto di più!
Si sottraggono risorse fiscali allo Stato
Come se non bastasse tale travaso viene poi nel contempo rafforzato
attraverso la tanto declamata concorrenza fiscale, un vero e proprio stillicidio
al ribasso che, se non arrestato, chiede un contributo sempre minore alle
persone molto facoltose arricchendole ancor di più e nel contempo sottrae risorse
fiscali allo Stato che deve tagliare su servizi e prestazioni alla cittadinanza.
In termini reali i salari sono dimunuiti
Il travaso di ricchezza dalla collettività alle sue funzioni
dirigenti (i cosiddetti capitani d’azienda e i loro azionisti), lo possiamo infine
osservare anche nello squilibrio tra aumento dei salari nominali e diminuzione
dei salari reali. I salari nominali sono sì leggermente aumentanti, ma il
carovita (cassa malati, energia, affitti, …) sovrasta tali aumenti per cui in termini
reali i salari sono diminuiti con tutte le conseguenze a livello pensionistico.
A chi pensiamo vada tale differenza corrispondente a carovita e remunerazione
pensionistica non versati? Basta guardare i dati dell’Ufficio federale di
statistica e la recente ricerca dell’Unione sindacale svizzera per comprendere
come le persone più facoltose siano diventate ancora più abbienti drenando
denaro dal ceto medio e medio-basso, ovvero alla stragrande maggioranza della
cittadinanza. Di sicuro chi è sopra i 100'000 franchi d’imponibile guadagna da
questa riforma fiscale, ma chi è sotto può stare certo che se la approva
contribuirà a consolidare i meccanismi che travasano i suoi soldi nelle tasche
dei più abbienti.
Marco Noi, deputato Gran Consiglio, Verdi del Ticino

