Diego Baratti
Un costo enorme per le future generazioni
Redazione
03.09.2025 16:42

Foto: ©Gabriele Putzu
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Nel dibattito
sull’“Iniziativa per il 10%” la domanda davvero decisiva è semplice: chi
pagherà il conto domani? La proposta mira a fissare per legge che il premio
netto di cassa malati non superi il 10% del reddito disponibile; tutto ciò che
eccede verrebbe coperto dal Cantone tramite i sussidi RIPAM. Un sollievo
apparente, perché lo spostamento del costo dal portafoglio delle famiglie al
bilancio pubblico non lo fa sparire: lo trasferisce alle famiglie e ai giovani
di oggi e di domani.
I numeri raccontano
l’entità del problema. Con l’iniziativa, la spesa per riduzioni dei premi
schizzerebbe da 386 a circa 690 milioni di franchi (+80%), senza che Consiglio
di Stato e Gran Consiglio abbiano individuato compensazioni credibili. Questo
equivale ad un aumento generalizzato delle imposte (persone fisiche e
giuridiche) pari al +20% del coefficiente cantonale: in media +1’800 franchi
l’anno per economia domestica! E all’orizzonte gravano pure gli oneri dell’EFAS
per altri 240 milioni entro il 2032.
Per i giovani il
prezzo non è solo fiscale. Il rischio è una spirale viziosa: più debito oggi,
meno opportunità domani. I dati indicano che il debito cantonale supererà i 3
miliardi già nel 2027; con ulteriori carichi strutturali, il passo verso quota
4 miliardi sarebbe breve. È una questione di equità intergenerazionale:
chiediamo ai giovani di finanziare spese per cui non hanno colpe e di cui non
hanno beneficiato, sottraendo risorse ai loro progetti futuri.
Tutto questo senza
affrontare la radice del problema: i costi della sanità. Un tetto
amministrativo al 10% non cura la malattia, ne maschera i sintomi. Servono
strumenti che frenino davvero la spesa sanitaria: una nuova pianificazione
ospedaliera, più prevenzione e presa in carico precoce, modelli di premio che
premino la responsabilità (franchigie e reti di cura), acquisti e governance
più efficienti, digitalizzazione che elimini duplicazioni e burocrazia. Se si
vuole aiutare chi soffre di più l’esplosione dei premi, lo si faccia con misure
mirate, evitando meccanismi lineari che moltiplicano la spesa pubblica senza
cambiare i comportamenti.
Chi ha vent’anni oggi
non chiede scorciatoie: chiede opportunità, servizi funzionanti e conti in
ordine. La politica ha il dovere di dire la verità: l’iniziativa non è
“gratis”. È un conto salato rinviato ai giovani, sotto forma di imposte più
alte, debito maggiore e minori investimenti nel loro futuro. Per questo, chi
crede in un Ticino capace di trattenerli e farli tornare dovrebbe respingere
soluzioni semplicistiche e pretendere riforme che rendano sostenibile la sanità
senza sacrificare crescita, lavoro e formazione. Il futuro ha bisogno di scelte
coraggiose, non di costosi miraggi.
Diego Baratti - Vicepresidente UDC
Ticino

