Alessandro Speziali
Un altro 9 febbraio da non scordare
Redazione
25.02.2025 06:26

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Quella del 9 febbraio 2025 è stata
di certo la «consueta tranvata popolare», come ben sintetizzato nel suo
editoriale Jacopo Scarinci su laRegione giovedì 13, ma sarebbe
davvero un peccato mandare agli archivi questa votazione federale senza una
messa in prospettiva. Il pregio dell’iniziativa popolare
dei Giovani Verdi è che – proprio in quanto giovani – gli aspiranti
rivoluzionari ambientalisti hanno avuto il coraggio di dire, a pieni polmoni,
quello che i loro compagni senior hanno nel cuore, ma si
limitano a ripetere sottovoce. Perché il 9 febbraio, infatti, abbiamo votato
non tanto su una proposta precisa, quanto piuttosto su una visione della nostra
società, e del nostro futuro, che è condivisa da chi detta il ritmo all'interno
del fronte progressista svizzero.
È una visione cupa e pessimistica,
che sotto il vestito fatto di «amore per il pianeta e inclusività» nasconde in
realtà soprattutto l’odio verso tutto ciò che l’Occidente rappresenta (la
famosa oicofobia), con volontà di radere al suolo il mondo così
come lo conosciamo. Sarebbe invece davvero bello (probabilmente un pio
desiderio), se queste sconfitte alle urne alimentassero – all’interno del
fronte rossoverde – la voglia di essere pragmatici e di collaborare in buona
fede alla transizione ecologica. E questo abbandonando i tentativi di
sabotaggio del nostro modello di crescita e benessere, che passano anche dai
numerosi ricorsi contro i cantieri promossi per potenziare la produzione di
energia rinnovabile. La popolazione svizzera – nel
respingere anche questa ennesima proposta estrema – ha comunque chiarito di non
considerare sorpassato il nostro modello di società, e di essere più
preoccupata per temi concreti come l’onere sempre più massiccio dei costi della
salute o il futuro delle pensioni. Questo però non significa essere
indifferenti in tema di protezione del clima: la Svizzera su questo fronte fa
parecchio, benché il nostro Paese incida praticamente zero sull’inquinamento
del Pianeta. Una delle cose che facciamo, e facciamo bene, è impegnarci nella
ricerca e nello sviluppo di tecnologie pulite da vendere al resto del mondo,
quello che inquina per davvero.
Il già citato editoriale de laRegione ricordava
uno dei motti con i quali il PLRT ha chiarito il proprio approccio ai temi
ambientali: ecologia senza ideologia. Non è solo uno slogan,
ma un’attitudine che una forza liberale deve fare propria per due motivi
principali. Il primo motivo è che la scienza ci
invita a prenderci cura del nostro Pianeta, perché l’aumento delle temperature
sta provocando problemi crescenti. È un gesto dovuto, soprattutto verso le
prossime generazioni, che meritano di ereditare da noi un ambiente vivibile
(oltre a conti pubblici con un livello di debito tollerabile). Questa
responsabilità intergenerazionale va tradotta in pratiche politiche che puntino
a un risultato sostenibile non solo in termini ambientali, ma anche economici e
sociali.
Il secondo punto saliente
dell’approccio liberale ai temi ambientali è la volontà di non cedere alla
tentazione di agire con nuove normative e ulteriori divieti. E a proposito di
quest’ultimi, il Technologieverbot per il nucleare sarebbe finalmente da
superare, per arrivare un giorno a una produzione di energia pulita ed
economica. La via maestra è dunque quella
positiva, che crea vero progresso: significa insistere sulla ricerca,
introducendo stimoli e incentivi allo sviluppo economico – perché crescita e
qualità di vita non sono un ossimoro.
Per quanto riguarda il Ticino, la
nostra idea è che occorra continuare a fare in modo che la transizione
energetica sia sana e solida: ciò avverrà sostenendo le imprese, diversificando
la formazione in nuove professioni d scommettendo su nuovi posti di lavoro
qualificati (con salari all’altezza). Questa, per noi, è la via maestra e la
risposta efficace sia ai conservatorismi caricaturali sia agli ecologismi
pseudoreligiosi. La soluzione liberale è l’unico
modo per conciliare progresso ambientale, economico e sociale.

