Paolo Morel
UBS – Licenziamenti nettamente al di sotto delle previsioni
Redazione
31.08.2023 15:37

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
L’odierna presa di posizione di
UBS ed in particolare del suo CEO Sergio Ermotti conferma ancora una volta che
valutazioni e analisi vanno fatte a bocce ferme e non, seguendo l’emotività del
momento, su voci di corridoio. L’ipotesi catastrofica di licenziamenti che
avrebbero potuto toccare fino a 10'000 persone in Svizzera sono state, almeno
per il momento, smentite dai fatti. Questo non allevia in alcun modo il dramma
di 3'000 licenziamenti che restano tanti, anzi tantissimi e lo sono a maggior
ragione perché vanno a toccare numerose famiglie svizzere. UBS ha però
assicurato di voler seguire con piani sociali individuali la situazione delle
persone toccate da questo provvedimento. Inoltre almeno una parte della
riduzione degli effettivi risponderà alle normali fluttuazioni del mercato del
lavoro.
Se paragonato ai parametri internazionali o ad altri settori economici
svizzeri, il piano sociale previsto dalla banca è da ritenersi particolarmente
generoso. Nel contesto dell’acquisizione di Crédit Suisse da parte di UBS va
dato atto al Consiglio Federale ed in particolare alla Consigliera Federale Karin
Keller-Sutter di aver operato, sotto strettissima pressione di tempo, in
maniera ottimale a favore del settore economico elvetico, dei collaboratori della
banca e – di riflesso – nell’interesse dei cittadini svizzeri. Quella che
Ermotti ha definito come “una transazione molto complessa” sta altresì
evidenziando il valore del top-management svizzero a livello internazionale.
Dopo
anni di scelte cadute su top manager esteri ci siamo finalmente resi conto che
anche la Svizzera è in grado di produrre personaggi di calibro internazionale
ai vertici delle nostre aziende. Alla politica rimane ora da definire l’aspetto
della “mega banca”, che non comporta, a mio parere, particolari rischi a
livelli internazionale e nemmeno in Svizzera per quel che riguarda le ipoteche
alle persone fisiche e la gestione patrimoniale. Altro discorso e un’attenta
analisi si impone invece, per quel che concerne i finanziamenti internazionali
alle aziende, che potrebbero mancare di alternative.
Paolo Morel, Candidato PLR al Nazionale

