Leandro De Angelis
Trump e il falso mito del pacificatore
Redazione
08.07.2025 09:16

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Trump è di nuovo
stato candidato al Nobel per la Pace ed è dunque una buona occasione per
chiedersi se il mito del “Trump pacificatore” sia giustificato o meno. Anche in gruppi di
persone che disprezzano Trump per i suoi atteggiamenti, le politiche interne e
le sue tendenze autoritarie, si trovano dei sostenitori della sua politica
estera, o almeno di alcuni aspetti di essa. Trump descriveva (giustamente) le
guerre recenti degli USA come dei disastri, prometteva di non ripetere l’errore
e di essere aperto alla distensione con paesi nemici, in nome della pace e
degli affari. Da qui deriva questa visione del Trump pacificatore, che lui
alimenta di continuo. Tuttavia, un’analisi della crisi con l’Iran (ma si
potrebbe anche parlare di Gaza) suggerisce che si tratta di un falso mito.
Quell'accordo sul nucleare mandato all'aria
Trump afferma di aver
distrutto il programma nucleare del paese e dunque di aver indebolito la
repubblica islamica a tal punto da obbligarla ad accettare una tregua. L’idea è
che sganciare bombe su siti nucleari non è bello, ma che la violenza è
giustificata se con un intervento limitato si riesce ad evitare lo scoppio di
un conflitto con risvolti mondiali. Si tratta di una conclusione con la quale potrei
trovarmi d’accordo, se non fosse che ci si sta dimenticando di un particolare
fin troppo rilevante: tutto ciò non sarebbe successo se lo stesso Trump non
avesse nel 2018 mandato all’aria l’accordo sul nucleare iraniano. L’accordo del 2015 era
stato promosso da Obama, aveva incluso Cina, Russia e UE e prevedeva un
allentamento delle sanzioni economiche contro l’Iran in cambio di limitazioni
al suo programma nucleare, allo scopo di assicurare che esso rimanesse un
programma per scopi civili (produzione di elettricità) e non bellici. Trump nel
2018 si ritirò dall’accordo nonostante l’Agenzia Internazionale dell’Energia
Atomica avesse affermato che l’Iran stava rispettando gli impegni e che quindi la via del dialogo stava
funzionando. Una visione confermata dal rapporto annuale del 2018
dell’intelligence statunitense. Da quel momento l’Iran cominciò ad arricchire l’uranio a livelli sempre
più vicini a quelli necessari per la produzione dell’atomica.
Se si è arrivati a questo punto è in buona parte colpa di Trump
Il fatto che un paese
guidato da un governo autoritario, guerrafondaio e manifestamente desideroso di
obliterare Israele fosse sempre più vicino a dotarsi di un arsenale atomico è grave
e quindi un intervento mirato era ormai forse giustificabile. Non bisogna però
perdere di vista il fatto che se si è arrivati a questo punto è in buona parte per
colpa di Trump. Invece di proseguire con la diplomazia, che stava funzionando e
avrebbe riavvicinato l’Iran all’Occidente, lui preferì porre le basi per lo
scontro. L’attuale situazione
era dunque evitabile e dà all’Iran ancora più ragioni di prima per voler
sviluppare l’atomica. E il mondo si ritrova con un conflitto che ora bisognerà
smorzare con un faticoso lavoro di anni di negoziati e piccoli passi, proprio
come quello brutalmente interrotto da Trump nel 2018. Ecco una delle ragioni
per le quali parlare di Trump come di un pacificatore è assurdo.
Leandro
De Angelis, presidente
giovani verdi liberali Ticino

