Andrea Togni
Trasparenza sì, ma anche sicurezza e competitività
Red. Online
25.09.2026 17:48

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Il registro centrale degli
aventi economicamente diritto, costola della nuova legge federale sulla
trasparenza delle persone giuridiche, entrerà in vigore il 1° ottobre. 30.07 attacco informatico al
registro dei titolari effettivi in Liechtenstein, oggi nuovamente al portale delle
targhe ticinesi. Casi distinti, ma migliaia di dati confidenziali sottratti.
Lavorando nel settore
finanziario e fiduciario, non contesto l’obiettivo della nuova legge: la
Svizzera ha interesse a mantenere una piazza finanziaria integra e credibile.
La trasparenza, se proporzionata e ben costruita, tutela anche gli operatori
seri.
Ma proprio per questo una
domanda è legittima: quando lo Stato chiede alle imprese di affidargli dati
sensibili su proprietari e strutture societarie, quali garanzie offre sulla
loro sicurezza?
Il registro non sarà pubblico,
ma sarà centralizzato e consultabile. È stata avviata una fase pilota per
testare infrastruttura, processi e interfacce. Bene. Ma se capitasse quanto
recentemente successo in Liechtenstein o a Camorino?
Al di là di test e verifiche di
sicurezza, che auspico siano indipendenti (penetration test, segregazione dei
dati, tracciabilità degli accessi, gestione delle autorizzazioni e protocolli
di intervento), resta una domanda fondamentale: se un registro così
confidenziale venisse “bucato”, quali sarebbero le conseguenze? Chi
"paga"?
Per un’infrastruttura che
concentra informazioni tanto delicate, la responsabilità dello Stato è
almeno pari, se non superiore, a quella che lo Stato pretende dagli operatori
finanziari.
Negli ultimi anni banche,
gestori, fiduciari e imprese hanno assorbito una crescita continua di obblighi:
controlli, identificazioni, segnalazioni, registri, procedure e nuovi
requisiti. Ma ogni nuova regola, accanto ad obiettivi virtuosi perseguiti,
genera inevitabilmente costi e burocrazia.
La competitività e
reputazione della Svizzera si difende evitando che standard elevati si
traducano in procedure più pesanti, lente e costose. E il ragionamento vale
ben oltre la finanza.
Protezionismo e tensioni
geopolitiche stanno ridisegnando le filiere mondiali. Le aziende ripensano dove
produrre, investire, fare ricerca e stabilire le proprie sedi. La Svizzera, con
una politica commerciale autonoma e pragmatica — come dimostra la recente
conclusione dei negoziati per il miglioramento dell’accordo di libero scambio
con la Cina — può cogliere opportunità importanti.
In Ticino abbiamo competenze
finanziarie e imprenditoriali, USI, SUPSI, centri di ricerca, infrastrutture,
stabilità, sicurezza e qualità di vita. Per trasformare tutto questo in
investimenti, imprese, posti di lavoro e formazione duale, servono una
fiscalità competitiva, procedure rapide e un’Amministrazione che consideri chi
investe e crea occupazione come una risorsa!
Controllare dove serve, senza
dimenticare che il compito dello Stato non è moltiplicare registri e formulari,
ma creare le condizioni perché economia e società possano crescere, generare
lavoro, reddito e prosperità.
Andrea Togni, CEO Gruppo BCO e consigliere
comunale di Lugano.

