Matteo Quadranti
Tra pessimismo e realtà
Redazione
05.05.2023 15:35

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Rispetto al 1980, l’estrema
povertà nel mondo si è drasticamente ridotta a circa il 10% della popolazione.
Nigeria, Cina e India sono oggi Paesi a medio reddito con esplosione
demografica. Negli ultimi 100 anni il numero di morti per catastrofi naturali
si è dimezzato. Inoltre, la mortalità infantile in Africa ha raggiunto il
livello dell'Europa nel 1950. Ma, secondo una ricerca del 2020 condotta
dall'organizzazione no-profit svedese Gap-Minder, il 92% delle persone di
alcune delle nazioni più ricche al mondo resta convinto che la povertà sia
aumentata.
Anche da noi la percezione è
che il mondo sia allo sfascio. Le ragioni di questa falsa percezione della
situazione globale (declinismo) sono diverse ma possono essere sintetizzate in
ragioni storico-ideologiche, psicologiche e sociologiche, in particolare legate
al funzionamento dei media e del giornalismo. Il declinismo non è una tendenza
nuova. Della corruzione della società moderna se ne parla da decenni. Questa
critica alla modernità e al sistema liberale, ha influenzato sia la Destra sia
la Sinistra. Il declinismo è stato recentemente protagonista delle campagne
elettorali di Trump (Make America Great Again) o per la Brexit (Tacking
back Control) che avevano in comune la promessa di un ritorno a un periodo
dell’oro.
La tendenza a cercare
rassicurazioni nel passato è un tratto tipico del funzionamento della
psicologia umana. Il giornalista Franklin Adams ha scritto che i bei vecchi
tempi sono per lo più frutto di cattiva memoria. I mezzi d’informazione si
sono adattati troppo bene a questi limiti cognitivi e quindi offrono al
pubblico le informazioni in modo da innescare le reazioni emotive più violente
e aumentare così il livello di coinvolgimento. Notizie negative, scandali e
sensazionalismo non mancano quasi mai nelle news giornaliere. Pochi mezzi
d’informazione s’interrogano sul loro ruolo e sulle enormi responsabilità che
hanno nei confronti della società circa il modo in cui riportano le notizie.
Nella maggioranza dei casi i media sembrano preferire approcci retorici e narrativi
più sexy rispetto a quelli scientifici basati su dati e informazioni.
L'accuratezza e la precisione
sono più importanti dell'indignazione. La propaganda politica ha spesso
sostenuto il contrario, sfruttando ondate di indignazione per ottenere il consenso.
Questa demagogia basata su dati falsi ha condizionato scelte politiche e
deviato l’attenzione da temi potenzialmente più significativi che, se risolti,
avrebbero avuto un impatto maggiore sulla vita delle persone.
Quando la propaganda politica
comunica una minaccia perenne, la popolazione tende a fare scelte più
conservatrici. Il fatalismo - direttamente collegato al declinismo - ha un
costo. Se pensiamo che i progressi che sono stati fatti nel mondo siano inutili
o, peggio ancora, dannosi, saremo meno portati a inventare soluzioni nuove e a
migliorare ulteriormente la mostra condizione.
Parte del successo del
declinismo è spiegabile anche per il senso di deresponsabilizzazione che porta
con sé: se una persona pensa che il mondo stia peggiorando si sentirà meno
obbligata a fare qualcosa per migliorarsi. Inoltre, i personali fallimenti e
disagi risultano maggiormente tollerabili. «Non sono io a essere sbagliato,
ma il mondo intero», si racconta il pessimista. Un'informazione più
oggettiva e realistica del mondo in cui viviamo contribuirebbe dunque a formare
nei cittadini una coscienza politica più informata e meno ideologica, più
orientata alla soluzione dei problemi che alla propaganda.
Hans Rosling, medico e
statista, nel suo testamento ideologico - che tratta proprio queste tematiche (Factfulness.
Dieci ragioni per cui non capiamo il mondo e perché le cose vanno meglio di
come pensiamo) – racconta come dati e statistica ci aiutano oggettivamente
a capire e trovare soluzioni. E d’altronde una conoscenza più oggettiva della
realtà, se avessimo potuto applicarla in passato, ci avrebbe forse garantito
conquiste ancora maggiori rispetto a quelle che vediamo oggi, magari
risparmiandoci anni di inutili sofferenze e scelte politiche dannose. Una delle
frasi che dovremmo abituarci a sentir dire dai giornalisti è: “Voglio vedere i
dati».
Matteo Quadranti

