Elio Del Biaggio
Ticino, tra radici e realtà: quando il futuro si sgretola
Red. Online
22.05.2026 01:39

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C’è un Ticino che resiste,
fatto di famiglie, lavoro, sacrifici, contributi, responsabilità e senso di
appartenenza. E poi c’è un Ticino che fatica, sempre più spesso, a riconoscersi
allo specchio. Per molte famiglie - fatta
eccezione per quelle più agiate e privilegiate - la vita quotidiana assomiglia
sempre più a una salita faticosa. I salari restano tra i più bassi dell’intera
Svizzera, spesso schiacciati da dinamiche che poco hanno a che vedere con il
merito o con il reale valore del lavoro. Nel frattempo, il costo della vita
continua a collocarsi tra i più elevati del Paese - dagli affitti ai premi di
cassa malati - alimentando un divario sempre più difficile da comprendere e,
soprattutto, da giustificare e sostenere. A tutto questo si sommano imposte e
tasse avvertite come sempre più eccessive, insieme a una macchina
amministrativa percepita come pesante, lenta e distante dalle esigenze concrete
della popolazione.
Cresce il malcontento
Il mercato del lavoro mostra
segnali sempre più evidenti di affanno. In diversi settori si avverte un vero e
proprio «effetto sostituzione», dove le competenze locali vengono
progressivamente relegate ai margini, quando non del tutto escluse. Non si tratta
soltanto di una questione economica, ma anche identitaria: quando chi vive e
cresce qui fatica a trovare spazio e prospettive, si incrina qualcosa di
profondo nel patto sociale, minando fiducia, appartenenza e coesione. E mentre a chi contribuisce
viene richiesto sempre di più, cresce il malcontento verso un sistema di aiuti
sociali percepito come poco mirato. Si diffonde l’impressione di una
distribuzione «a innaffiatoio», priva di una valutazione sufficientemente rigorosa
dei percorsi individuali, dei contributi versati, delle reali necessità e delle
responsabilità reciproche. Un equilibrio delicato che, così com’è, rischia di
incrinare ulteriormente la fiducia tra cittadini e istituzioni.
Volto del territorio che cambia
Sul piano sociale, il tessuto
collettivo appare progressivamente più fragile. L’immigrazione, quando non è
accompagnata da politiche di gestione attente e lungimiranti, può generare
tensioni e difficoltà di integrazione. Parallelamente, l’aumento di alcuni
fenomeni di criminalità viene talvolta percepito - a torto o a ragione - come
«d’importazione». Si tratta di percezioni che non possono essere liquidate con
superficialità, ma che richiedono analisi serie, dati oggettivi e risposte
politiche concrete ed efficaci. Intanto, il territorio continua
a cambiare volto: la pressione edilizia, spesso guidata da logiche
prevalentemente speculative, contribuisce progressivamente a snaturare il
paesaggio e la struttura delle comunità. Si costruisce e si cementifica molto,
talvolta troppo, e si investe, ma non sempre con una pianificazione capace di
tenere realmente conto di chi qui vive e lavora ogni giorno.
Per chi stiamo costruendo il Ticino di domani?
E poi ci sono i giovani, forse
il segnale più allarmante. Sempre più spesso sono costretti a guardare altrove
per costruirsi un futuro dignitoso: non per scelta, ma per necessità. È qui che
la questione assume una dimensione esistenziale: un territorio che non riesce a
trattenere le proprie nuove generazioni è un territorio che, a poco a poco, si
svuota di prospettive, di legami, di tradizioni e della propria stessa identità
culturale. Il punto non è negare le
complessità del presente, né rifugiarsi in letture semplicistiche, ideologiche
o in slogan di carattere elettorale. Il punto è piuttosto avere il coraggio di
rimettere al centro alcune domande essenziali: per chi stiamo costruendo il
Ticino di domani? Quale equilibrio vogliamo tra apertura, accoglienza e tutela?
E quale valore attribuiamo al lavoro, al merito e alle radici? Perché, in assenza di risposte
chiare, il rischio è quello di continuare a procedere a vista, mentre il senso
di appartenenza - quello autentico - si affievolisce progressivamente, fino
quasi a dissolversi. E quando una società perde il proprio baricentro, non è
mai un segnale rassicurante: al contrario, è un campanello d’allarme che merita
attenzione.
Elio Del Biaggio, ingegnere, consulente e comunicatore

