Fabio Rezzonico
Televisione a Colori o in Bianco e Nero? Perché, da favorevole all’iniziativa “200 franchi bastano”, oggi sostengo il canone a 300 franchi
Redazione
27.11.2025 13:57

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Prossimamente il popolo svizzero sarà chiamato a votare sulla
riduzione del canone radiotelevisivo. L’attuale canone di 365 franchi è
confrontato con la volontà del Consiglio federale di abbassarlo a 300 franchi:
una misura che comporterà un risparmio complessivo di circa 270 milioni nei
prossimi anni. È una decisione importante, che avrà inevitabilmente
ripercussioni anche sul piano occupazionale, sia a livello nazionale sia ticinese.
Parallelamente, vi è l’iniziativa popolare federale “200 franchi bastano”,
che propone una riduzione ancora più drastica del canone. Il tema merita un
dibattito approfondito e sereno, perché riguarda non solo le finanze pubbliche
e domestiche, ma anche il ruolo del servizio pubblico, la sua missione e, in
definitiva, il modo in cui concepiamo la nostra convivenza nazionale. Io stesso
guardavo con favore all’iniziativa “200 franchi bastano”. Ritenevo
necessaria una forte pressione affinché la SSR si riorganizzasse, diventasse
più moderna, meno ridondante e più attenta ai costi. Tuttavia, oggi la mia
posizione è cambiata e sostengo invece il canone a 300 franchi. Ecco perché: la
SSR sta cambiando davvero, ha capito il messaggio del Paese. La riduzione a 300
franchi non è un semplice ritocco cosmetico: implica tagli per 270 milioni, una
cifra che costringe la SSR a ripensare profondamente il proprio assetto. E
infatti il processo è già iniziato, con una riforma strutturale che mira a
modernizzare l’azienda, snellire l’organizzazione, digitalizzare i processi e
ridurre i costi. In altre parole, la SSR ha dimostrato di aver percepito il
segnale arrivato dalla popolazione e dal Parlamento. Sta dando prova di
responsabilità e sta intraprendendo la strada del risparmio e dell’efficienza. Tuttavia,
lo sta facendo senza rinunciare al proprio mandato di servizio pubblico, un
mandato tipicamente svizzero, che mira a garantire la coesione nazionale,
sostenendo anche le regioni periferiche e linguisticamente minoritarie, che
altrimenti rischierebbero di essere messe ai margini o completamente escluse
dal mercato mediatico. Federalismo e plurilinguismo non sono lussi: sono le
fondamenta della Svizzera, che si reggono con successo sulla coesistenza di più
lingue, culture e sensibilità. Il federalismo e il plurilinguismo non sono solo
caratteristiche identitarie: sono i pilastri che hanno permesso di costruire un
modello di convivenza, solidarietà e integrazione unico nel suo genere. Per
questo motivo ritengo che questi valori non possano essere sacrificati
sull’altare esclusivo delle finanze, pur importantissime, specialmente in un
momento economicamente complesso come quello attuale. Dunque, tagliare, sì.
Sfigurare il Paese, no. Il rischio è chiaro: nel tentativo di
risparmiare, potremmo compromettere proprio quei principi che i Padri della
Confederazione hanno voluto proteggere e tramandare. Potremmo ritrovarci si con
finanze più in ordine, ma a un prezzo troppo alto, con conseguenze che, nel
lungo periodo, sarebbero ben più nefaste dei milioni risparmiati. La sfida è
dunque quella di riformare senza snaturare: la SSR, e con essa la RSI, deve ora
dimostrare di sapersi reinventare davvero ristrutturandosi, adottando nuove
forme di produzione, sfruttando meglio le tecnologie, contenendo i costi, ma
senza mettere in discussione il più grande patrimonio che abbiamo: essere una
Confederazione che unisce, non che divide. Questa è la sfida. Un equilibrio
complesso, ma possibile. Una scelta di fiducia e responsabilità. Penso che
puntare sul canone a 300 franchi sia una scelta equilibrata e responsabile.
Permette di ottenere risparmi importanti, costringe la SSR a migliorarsi, ma
evita di mettere a repentaglio la rappresentanza delle minoranze linguistiche e
il ruolo unificante del servizio pubblico. Spetta ora ai dirigenti della SSR e
della RSI dimostrare di essere all’altezza del compito: sorprendere, innovare,
evolvere. Io, per parte mia, ho deciso di dar loro fiducia perché voglio
continuare ad avere una televisione Svizzera a colori, capace di rappresentare
tutte le anime del Paese e non ritornare a un sistema mediatico in bianco e
nero, dove alcune regioni svaniscono ai margini dell’immagine.
Fabio Rezzonico,
Vicepresidente PLR Lugano

