Lelia Guscio
Tedesco in prima media
Redazione
07.02.2023 21:38

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La nostra Costituzione Federale in fatto di lingue parla
molto chiaro all’art. 70:
1. Le lingue ufficiali della Confederazione sono il tedesco,
il francese e l’italiano. Il romancio è lingua ufficiale nei rapporti con le persone
di lingua romancia.
2. I Cantoni designano le loro lingue ufficiali. Per
garantire la pace linguistica rispettano la composizione linguistica
tradizionale delle regioni e considerano le minoranze linguistiche autoctone.
3. La Confederazione e i Cantoni promuovono la comprensione e
gli scambi tra le comunità linguistiche.
4. La Confederazione sostiene i Cantoni plurilingui
nell’adempimento dei loro compiti speciali.
5. La Confederazione sostiene i provvedimenti dei Cantoni dei
Grigioni e del Ticino volti a conservare e promuovere le lingue romancia e
italiana.
Inutile
ripetere che noi ticinesi, linguisticamente, siamo l’anello debole delle varie
comunità linguistiche federali autoctone. Siamo minoranza linguistica. Anche
per questo fatto, esiste l’articolo costituzionale sulle lingue citato sopra.
Ossia per tutelarci nell’ambito delle attribuzioni di posti di lavoro federali,
ottenibili anche in lingua madre, a condizione di avere almeno un’infarinatura
di tedesco. Da parte nostra, quindi, dobbiamo fare un piccolo sforzo di
gioventù, quando il cervello è ancora plastico e duttile. Ci si chiede di
spendere le nostre energie di giovani studenti, anche per il tedesco. La
contropartita che ci si prospetta, è la maggiore possibilità di trovare qualche
posto di lavoro ben retribuito. I più globalizzati invece sostengono che
l’inglese dovrebbe essere prioritario in quanto lingua franca internazionale
della finanza, delle nuove tecnologie, della comunicazione, dell’aviazione,
della moda, del turismo, dello sport d’élite e di tutto ciò che ha sapore di
futuro e di successo. Commercialmente parlando, hanno ragione. Più o meno tutti
sono concordi sul fatto che il francese in futuro è destinato a diventare
lingua secondaria di nicchia, pura soddisfazione culturale con scarsa rilevanza
professionale internazionale. Anche a causa della sua ortografia mai
semplificata. Intanto, a toglierci le castagne dal fuoco ed evitarci eccessive
liti causate da questioni di supremazia linguistica, ci sta pensando la
tecnologia. In commercio, imperversano infatti sistemi di traduzione automatici
sia scritti, sia orali che sempre più abbatteranno barriere linguistiche tra
individui e interi popoli anche in tempo reale. La vera sfida linguistica che rimane aperta
sul tavolo per tutti, è lo strisciante analfabetismo di ritorno. Lo studio
delle lingue, serve infatti anche a fare ragionare i giovani. A dare una
struttura alle loro menti. Ad evitare che siano futuri cittadini passivi,
sprovvisti di strumenti per capire il mondo in cui vivranno. La vera domanda è:
quanti riusciranno ancora a destreggiarsi con l’uso dell’intelletto e non
avranno cervelli spenti dalle tecnologie?
Lelia
Guscio, deputata in Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi

