Fabio Regazzi
Tassazione individuale: risposta sbagliata a un problema reale
Redazione
02.03.2026 16:04

Foto: ©Benedetto Galli
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In Svizzera siamo abituati a riforme fiscali prudenti,
discusse a lungo e fondate sul consenso. Per questo la proposta di introdurre
l’imposizione individuale, che vorrebbe eliminare la penalizzazione fiscale del
matrimonio, appare come un’anomalia preoccupante: non un semplice adeguamento
tecnico, ma un cambiamento radicale di sistema imposto dall’alto, che rischia
di creare più problemi di quanti ne risolva.
La legge federale sull’imposizione individuale viene
presentata come una riforma di giustizia fiscale. In realtà, dietro uno slogan
accattivante, si cela una costruzione complessa, costosa e profondamente
sbilanciata. Non da ultimo, è una riforma che intacca uno dei pilastri del
nostro Paese: il federalismo.
Non è un caso se, per la seconda volta nella storia della
Confederazione, i Cantoni hanno deciso di lanciare un referendum cantonale. È
un evento rarissimo, che dovrebbe far riflettere anche i sostenitori più
convinti dell’imposizione individuale. Quando i Cantoni – che conoscono meglio
di chiunque altro la realtà fiscale, sociale e amministrativa – si mobilitano
in modo così compatto, non lo fanno per ideologia, ma perché intravedono
criticità concrete. Il rischio è evidente: l’imposizione individuale impone un
modello unico, costringendo i Cantoni a rivedere in profondità legislazioni
fiscali, sistemi informatici, deduzioni, tariffe e persino meccanismi legati a
borse di studio, premi di cassa malati o sostegni alle famiglie.
Ed è qui il paradosso: i Cantoni questo problema lo hanno
già risolto. Da decenni applicano soluzioni pragmatiche – sistemi di splitting
o adeguamenti delle aliquote – che eliminano la penalizzazione del matrimonio
senza nuove distorsioni, senza burocrazia aggiuntiva e nel rispetto
dell’autonomia cantonale. Perché allora imporre una riforma centralizzata? La
risposta è politica, non tecnica. L’imposizione individuale nasce da un
compromesso fragile, sostenuto da un’alleanza contro natura tra PLR e sinistra.
Il risultato è una riforma che promette equità ma produce una forte
redistribuzione a scapito del ceto medio, accompagnata da un aumento massiccio
della burocrazia: 1,7 milioni di dichiarazioni fiscali in più all’anno, nuovi
funzionari e investimenti informatici per decine di milioni. Un costo che
qualcuno dovrà pagare.
C’è poi un aspetto che dovrebbe preoccupare anche chi si
definisce liberale. Un sistema fiscale liberale non giudica le scelte di vita
né penalizza chi decide di ridurre temporaneamente l’attività lavorativa per
occuparsi dei figli o formarsi. L’imposizione individuale fa l’opposto:
favorisce un solo modello di famiglia, con due redditi simili e costanti,
rendendo più onerose tutte le altre scelte. Questa non è libertà. È ingegneria
sociale.
Per questo l’8 marzo non ho dubbi: no all’imposizione
individuale. Sì a un sistema fiscale equo, liberale e rispettoso dei Cantoni.
Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati e Presidente usam

